Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Roma. Universit?. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <482>
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482 Romano Ugolini Jjk .
lasciava il posto alla discussione, che ogni laureando faceva, di un saggio storico appena uscito. Doveva chiarire l'ipotesi di lavoro e metterne in luce le tesi e avere un occhio specifico all'impianto archivistico e biblio­tecario; seguiva un dibattito con la signorina Morelli e con i colleghi che, al di là dell'ovvio interesse, aveva una forte carica didascalica. Questa parte fu abbandonata quando, con i disordini universitari, i ritardi delle discussioni avevano pericolose ricadute sui tempi di elaborazione delle tesi. Si preferì discutere in seduta pubblica i problemi comuni che i laureandi presentavano: restava fermo tuttavia che ognuno, al termine di tale ora, aveva diritto al colloquio diretto. Al termine del corso ufficiale, a metà maggio, il giovedì pomeriggio era dedicato fino a luglio al ricevimento dei laureandi. Per chi aveva necessità vi erano comunque gli orari della mat­tina e quelli del Vittoriano: non vi era pericolo che la signorina Morelli potesse essere accusata di ritardare una tesi. Del resto, non teneva più di una settimana i lavori, di qualsiasi entità, che le fossero consegnati per la lettura.
Potrei continuare a lungo a testimoniare della dedizione di Emilia Morelli al suo ruolo di insegnante, ma non è necessario che io mi dilun­ghi ulteriormente: era un Maestro di altissimo valore, cui è sempre an­dato il riconoscimento dei colleghi e la gratitudine degli allievi.
Ho fatto accemio più volte alla contestazione studentesca in rapporto alle variazioni apportate all'attività didattica di Emilia Morelli. Vorrei ora toccare il tema in un ambito più generale: ho bene impresse nella memo­ria le accuse che le furono rivolte, le scritte a lei dirette sui muri della Facoltà, i cori che le furono dedicati. Cito, a titolo d'esempio, le argo­mentazioni più comuni e, diciamolo, anche più soft: Morelli fascista etc. e il leit motiv Emilia Morelli che teneva sempre davanti a sé il ri­tratto di Mussolini e alla sua destra l'Opera omnia del Duce ... : credo tuttavia che questo discorso non si possa chiudere semplicemente consta­tando che la signorina Morelli non aveva certo il fisico del mazziere, che la fotografia in questione era quella del suo maestro Ghisalberti, assai lontano, anche nella fisionomia, dall'uomo di Predappio; mentre alla sua destra aveva, naturalmente, i cento volumi degli Scritti di Mazzini. Non è questo il punto: il contrasto ha una sua base reale, al di là delle forme in cui si è manifestato.
Bisognerà partire da un insoluto problema che concerne, più in ge­nerale, la funzione dell'Università nella società civile. Nell'assenza, ora più che trentennale, di una direttiva univoca proveniente da Governo e Parla­mento, ogni docente ha offerto e offre la propria risposta, privilegiando i tratti fondamentali della propria personalità scientifica. Vi è chi sostiene che il compito precipuo è la ricerca e destina ad essa la maggiore quan­tità possibile del proprio tempo, lasciando alla didattica uno spazio esi­guo; vi è, al contrario, chi sottolinea gli aspetti essenziali della didattica e si limita all'indispensabile per quanto attiene alla ricerca.