Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Roma. Universit?. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <484>
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484 Romano Ugolini
società in cui si vive, perché quella Università era già artificiale aU'inizio degli anni Sessanta ed è poi stata definitivamente distrutta dalla rivolu­zione dei media, ma non è stato possibile neppure adeguare l'Università ad una società ideologicamente ben definita, perché tale società non si è materializzata. Non è nostro compito analizzare qui la fase di transizione che l'Università vive da più di trent'anni, né rivalutare in questa sede quell'opera di mediazione riformatrice che fu bruscamente troncata: ba­sterà citare i numerosi convegni che nel corso di tali lustri hanno avuto l'identico titolo Quale Università per quale Società a dare la misura dell'entità del problema.
In tale crisi di trasformazione, i docenti scarsamente interessati ai pro­blemi didattici ed educativi hanno trovato rapidamente un ubi consistami gli altri hanno vissuto intensamente questa crisi. Emilia Morelli riteneva, come abbiamo detto, che l'Università fosse una Scuola di formazione mo­rale prima che un Laboratorio scientifico: questo era il suo pensiero e ad esso si è conformata con un impegno ed una coerenza che le debbono essere riconosciuti. Volendo essere Magistra vitae et historiae riteneva di dover offrire per prima cosa un esempio personale di dedizione. Era certamente di destra, monarchica e, in campo religioso uso le sue pa­role aveva la fede dei contadini , ma nel momento in cui, all'Uni­versità, al Vittoriano, nei Congressi, indossava la veste curiale tali sue caratterizzazioni scomparivano per lasciare il posto al Maestro che doveva insegnare e valutare scevro da pregiudizi e che doveva conferire al suo comportamento una valenza morale erga omnes.
Ricordo come negli anni della contestazione studentesca sia andata incontro a seri rischi, anche fisici, pur di fare regolarmente l'esame ad uno studente molto impegnato nell'estrema destra (ora affermato giorna­lista) al quale dal movimento era stato decretato l'ostracismo, così come ricordo il suo attivo interessamento per un capo della contestazione, che l'aveva più volte insolentita: era intelligente e bravo, ma dalla salute malferma e indeterminato sul piano scientifico. Lo incoraggiò a lungo e fu presente alla seduta della sua laurea concorrendo a conferirgli la lode. Questi, uscendo dalla sala, tornò imbarazzato sui suoi passi per stringerle la mano e ringraziarla: dovere , rispose semplicemente.
Non vorrei cedere alla tentazione di narrare i tanti altri episodi di identico tenore, di cui sono stato testimone diretto e che mi si affollano alla mente: arricchirebbero, ma non muterebbero il quadro che ho deli­neato. Preferisco ricordare ora il suo rapporto con gli allievi: chiedeva loro di seguire le sue lezioni, le sue esercitazioni ed i suoi esami, ma ponendovi il minimo impegno personale. I nostri sforzi dovevano concen­trarsi nella ricerca e, in questo campo, era prodiga di consigli e di inco­raggiamenti: soprattutto discuteva ogni punto qualificante del lavoro senza mai imporre il proprio punto di vista, ma sottolineando il valore del dub­bio metodologico. Non sopportava alcuna forma di superficialità o di pre-