Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Roma. Universit?. Emilia Morelli
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1995
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E. Morelli nell'Ateneo romano
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sunzione; meno che mai tollerava momenti di rilassamento e di inoperosità. La sua guida era sempre, prima di tutto, morale. La scelta dei suoi allievi era determinata da una sua valutazione unicamente scientifica; del resto si può verificare come le scelte da lei compiute abbiano scarsa corrispondenza con le sue convinzioni politiche e religiose. A nessuno ha mai chiesto come votava e nessuno ha mai avuto il coraggio di chiederglielo; non comunicava mai i suoi impegni non scientifici e non chiedeva conto dei nostri. Non vorrei dare l'impressione che Emilia Morelli vivesse in un mondo astratto, lontano dalla realtà del quotidiano, sociale o politico che fosse; nulla di men vero: ne parlava spesso ed esprimeva con forza le sue convinzioni. Non era tuttavia possibile che su di esse valutasse le persone o basasse ricerche proprie o altrui: rivestiti i panni curiali, si aveva l'impressione che anche Papa e Re, con una bibliografia incompleta, avrebbero avuto vita dura!
Posso aggiungere, personalmente, che, avendo fatto parte di alcune Commissioni di concorso, mai mi ha chiesto di avere occhi di riguardo : posso garantire che non trattava volutamente l'argomento, così come lei aveva sempre fatto nei concorsi in cui era stata giudice. Ricordo che, alla comunicazione che le facevo di aver ultimato un concorso, rispose: Bene. Adesso che si è riposato, sarà contento di riprendere a lavorare! . Tale era Emilia Morelli.
Il dovere morale era il credo di Emilia Morelli e ad esso si è dimostrata sempre coerentemente fedele: nei momenti delicati tale credo dava precise assicurazioni di equilibrio e serenità, e ad esso ci si poteva affidare consapevoli di avere una guida garante di equanimità: dal 1 novembre 1977 al 30 aprile del 1983 il Consiglio dell'Istituto di Storia moderna la elesse a Direttore nel difficile trapasso verso la forma dipartimentale che avrebbe preso vita dal 1 maggio 1983. A darle fiducia era il parterre de rois degli storici di sinistra, in maggioranza nell'Istituto, e ciò sottolinea quanto consolidata fosse la fama della sua dirittura morale. Del resto, in precedenza, quando si volle sdoppiare la Cattedra di Storia del Risorgimento, Emilia Morelli indicò i nomi di Aldo Garosci e di Alberto Aquarone.
Credo che quanto finora detto sia sufficiente a sottolineare l'altezza morale e il valore scientifico e didattico del suo magistero romano. Consentitemi ora di dare un poco di spazio al mio ricordo personale: mi sono chiesto a lungo quale fatica le costasse tenere così marcatamente separata la sfera privata da quella pubblica e istituzionale. Non trovavo nulla che legasse le due sfere: anche nei suoi lavori Emilia Morelli ha voluto essere equanime ed ha studiato principalmente un Papa ed un Segretario di Stato, Benedetto XIV e Tommaso Bernetti, un Presidente del Senato, Domenico Farmi e poi una gamma d'uomini che da Giuseppe Massari, attraverso Nino Bixio, arrivava a Mazzini ed a Garibaldi. I meno studiati sono certo i sovrani di casa Savoia: non ritengo che ciò sia av-