Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Stato pontificio. Secolo XIX. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <492>
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Vittorio E. Giuntela
Al vescovo di Fiesole, Francesco Ginori, il 13 febbraio, Benedetto XIV scrive che In Toscana oggidì l'ecclesiastica giurisdizione è concul­cata e la povera Santa Sede è in mezzo a Napoli e alla Toscana, che assolutamente se l'intendono tra di loro per abbatterla, il che forse loro riuscirà, sintantoché il Grande Iddio vorrà gasticare i nostri demeriti .27) E in una lettera all'imperatrice Maria Teresa lamentava: Si pesca pur troppo nel torbido , dagli informatori romani, s'inventa, si altera, si tace ogni cosa che potrebbe portare la desiderata concordia .28)
Di fronte alla grave crisi religiosa ed ecclesiastica del secolo XVIII il Giansenismo, con il suo rigore avrebbe potuto sembrare un'ansia di salvezza. La condanna del Giansenismo sul piano teologico, secondo Bene­detto XIV, può essere una occasione per i rapaci, adulteri, maligni e ben forniti di tutti sette peccati mortali , di passare per galantuomini, che non sunt cavendi, ma che sunt invitandi et promovendi e per leggieri sospetti, ed alle volte per spirito di partito si dà una patente di giansenista .29) Troppe patenti si spediscono di giansenista , scrive il Pontefice, anche a chi condanna di vero cuore le proposizioni di Giansenio e tutte le altre condannate, ma che poi non approva una mo­rale rilasciata e coltivata ne' libri degli ultimi moralisti .30)
La indipendenza, che Benedetto XIV, ebbe cura di sottolineare , scrive Emilia Morelli, gli dava una posizione di privilegio ma lo iso­lava dal mondo romano. Mondo, però, che egli conosceva molto bene, per avere percorso tutti i gradi della carriera ecclesiastica nella capitale .31) È vero anche che il Pontefice si irrigidisce in una differenziazione netta tra il pensiero ultramontano e quello italiano ; ritiene impossibile impedire ai francesi di parlare fancese , ma chiede in cambio di avere la bontà di lasciarci parlare italiano .32) Benedetto XIV si trovò, anche, al tempo della guerra di successione, di fronte a chi parlava tedesco e spagnolo, e continuò a parlare italiano: Non potendosi avere il tutto, è bene ricuperare una parte di già perduta, sapendo esservi chi confondendo la fede e le promesse fatte da Dio per il perpetuo mantenimento d'essa, col dominio temporale dello Stato, predicherà l'opposto .33) Ma, al tempo
2 EMILIA MORELLI, op. cit., p. 31. Al card, de Tencin, 13 febbraio 1751.
J28) Ivi, p. 34.
**> Ivi, pp. 42-43. Al card, de Tencin, 10 agosto 1742.
* Ivi, fi 42. Al card, de Tencin, 17 maggio 1743.
3) Ivi, ip. 7.
Ivi, p. 45. Al card, de Tencin, 30 agosto 1741.
Ivi, p. 23. AI card, de Tendi, 9 marzo 1748.