Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Stato pontificio. Secolo XIX. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <493>
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Gli studi su Benedetto XIV
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stesso, coraggiosamente sottolinea la sua posizione proclamandosi autore di un'opera dal titolo: De Martyrio per neutralitatem .34> I due eserciti spagnolo e imperiale avevano arrecato gravi danni allo Stato della Chiesa e alle popolazioni delle terre attraversate, non rispettando, l'uno e l'altro, la neutralità, alla quale Benedetto XIV si era legato ritenendo che, come aveva ribadito spesso, la spada non andava bene nelle mani del succes­sore di Pietro e del vicario di Cristo.
Se nel pontefice vi era qualche orgoglio , scrive Emilia Morelli fu proprio per la sua capacità di lavoro intellettuale . Per questo egli si sentiva diverso dal mondo che lo circondava, diverso persino dai suoi predecessori sulla Cattedra, diverso, azzardava la profezia, dei suoi succes­sori .3S] Al card, de Tencin scrive che la continua applicazione è fatta in Noi un abito, e quasi un'altra natura .36) Forse , dice Emilia Mo­relli, anche per questo non si intendeva con qualcuno dei porporati intellettuali come Passionei e il Querini .
La sua concezione del pontificato era spirituale in un'epoca, che, sot­tolinea Emilia Morelli richiedeva assolutamente accondiscendenza verso i principi temporali sul terreno civile, per ottenere in cambio mano libera in quello spirituale .37) Da qui nascevano anche i suoi giudizi perentori nei confronti di alcuni componenti del Sacro Collegio. Del cardinale camer­lengo Annibale Albani, scrivendo al de Tencin, non esitava a dire: Qua­ranta e più anni di vera padronanza di Roma vanno a terminare in una tuga ove il padrone fa la parte buffa e lo accusava di essere uno scismatico di nuova specie, imperrocché insino ad ora i scismatici hanno odiato il tale Papa, ma esso ha odiato ed odia il Papato ut sic, et in genere .38J
Una umanità prepotente ritiene giustamente Emilia Morelli che emana dalla sua figura ,39) ma che sapeva anche perdonare a chi lo
EMILIA MORELLI, op. cit., p. 25. Al card, de Tencin, 17 gennaio 1744. Con umorismo, sofferto, arriva a scrivere: guerra, peste e promozione [al cardinalato] ciascheduno de' quali disastri basta per atterrare un colosso (ivi, p. 27).
> Ivi, p. 3.
) Ivi, p. 3. Al card, de Tencin, 19 luglio 1743.
W Ivi, p. 6.
W Ivi, p. 10. Al card, de Tencin, 20 maggio 1750. In occasione della morte del card. Fleury, il Papa aveva scritto che, se delle sue virtù avesse fatto qualche legato ad una buona parte de* cardinali che sono in Roma un tal legato sarebbe stato per Noi di gran sollievo, che siamo giornalmente inquietati da essi, che mai e poi mai sono sazj . (Al card, de Tencin, 22 febbraio 1743. Le lettere di Benedetto XIV al card. De Tencin; dai testi originali (1740-1747), op. cit, p. 54).
*> EMILIA MORELLI, Tre profili. Benedetto XIV, op, cit., p. 6.