Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XIX. Emilia Morelli
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1995
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E. Morelli e la rivoluzione del 1831
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una politica unitaria, sebbene malamente ancorata ad un illusorio non intervento.
I materiali, di cui la Morelli disponeva per assolvere il compito assuntosi, erano disperatamente scarsi. Pochi erano i lacerti documentari superstiti al naufragio dell'Archivio dei governi provvisori di Bologna e delle Province Unite, dai quali potè ricavare anzitutto i segni delle risorte gare municipali. Stabilito il principio dell'invio all'Assemblea di una rappresentanza di deputati proporzionata al numero degli abitanti, la Morelli ha osservato che questa proporzione non fu rispettata: centri meno popolosi inviarono più deputati di centri maggiormente popolosi: Forlì, ad esempio, ne inviò cinque, Ravenna tre e Ferrara due, e così via. Però i diversi comitati provvisori di governo aderirono tutti all'invito di mandare i loro rappresentanti a Bologna, e non possiamo non essere d'accordo con la Nostra che ciò indicava che un certo superamento delle rivalità municipali era in atto, e si poteva, quindi, sperare pel meglio .5) L'analisi dei notabili presenti all'Assemblea conferma che la Rivoluzione fu opera, in prevalenza, di un ceto misto di elementi provenienti dall'aristocrazia e dalla borghesia dedita alle professioni liberali, senza alcuna possibilità di attribuirla esclusivamente ad una classe determinata, poiché gli antirivoluzionari, o legittimisti, appartenevano alle stesse classi sociali dei loro avversari. La Rivoluzione fu, invece, un fatto cittadino, a cui le campagne non parteciparono. Dopo l'intervento austriaco, quando la vita campestre fu turbata dal passaggio dei militari, il cronista Rangone segnala il pericolo di una rivolta contadina contro gli studenti bolognesi in armi perché considerati responsabili di quel grave turbamento della vita quotidiana.
L'analisi degli atti dell'Assemblea inevitabilmente soffre per la scarsità delle fonti allora a disposizione, come abbiamo già detto. Il Vicini, passato da presidente del governo provvisorio di Bologna a presidente dell'Assemblea, fece approvare subito da questa la decadenza del potere temporale, che, quindi, dall'essere valida per Bologna e suo territorio, si estese a tutte le città e province insorte, ma solo a queste, senza ancora assumere un significato universale. Poi propose un altro decreto, che stabiliva la perfettissima unione delli suddetti paesi e provincie, e la costituzione delle medesime in un solo Stato, in un solo Governo, in una sola famiglia .6) Entrambi gli atti furono approvati per acclamazione, a stare al verbale della seduta, benché il secondo, sulla perfettissima unione , lasci un fondato dubbio nella nostra Studiosa sull'inesistenza di un qualche voto contrario. Un terzo decreto conservò provvisoriamente le province nei limiti territoriali, in cui si trovavano al 1 febbraio, e cioè prima della Rivoluzione. E questa è una disposizione che ripete alla lettera quelle prese a suo tempo per la Repubblica Cispadana, Cisalpina
5) Ibidem. > M p. 15.