Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XIX. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <500>
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Umberto Marcelli
1821, a fare Ì conti con l'atteggiamento francese e delle altre potenze prima di agire. Da qui il Memorandum, e rammissione che non tutte le lagnanze dei sudditi del Papa erano senza fondamento. La conferenza di Roma segnò la fine per l'Italia del congresso di Vienna: per la prima volta le tristi condizioni del popolo italiano furono oggetto di discussione in una conferenza di diplomatici col consenso dell'Austria. H merito di aver portato questo cambiamento nell'ambiente diplomatico è attribuito dalla Morelli al Palmerston, che seppe superare le remore antipapali del suo paese, controllare le mosse azzardate della Francia, e introdurre la novità di trattare direttamente con i sudditi ribelli per conoscere le loro lagnanze e le loro proposte. Non incontrò, in questa fase, il Palmerston l'ostilità dell'Austria, timorosa che i torbidi delle Legazioni contagiassero il Lombardo-Veneto, e perciò favorevole a trovare rimedi anche al di fuori della maniera forte. A Modena con Ciro Menotti entrò in azione una nuova generazione, che non si fermò di fronte all'ostilità del Duca, ai ripensamenti e all'eccessiva prudenza dei superstiti del mondo napo­leonico, ma li sospinse, li trascinò, animata da una più intensa fede nei princìpi nuovi.
Fra il 1831 e il 1832 veramente, come disse Mazzini, nel campo rivoluzionario fini un'epoca e ne cominciò una nuova. A Bologna fece i primi passi la corrente moderata, che ricevette un aiuto insperato dal con­gresso di Roma. Le potenze ivi adunate abbandonarono al loro destino le popolazioni dei Ducati, ma esercitarono pressioni sul Papa a favore dei suoi sudditi. Prima ancora del Metternich, il cardinale Bernetti comprese la pericolosità del riformismo, e si oppose alle proposte della conferenza di Roma, certo che applicandole avrebbe provocato il crollo dello Stato della Chiesa.
La Morelli si diffonde a illustrare i caratteri dei tre nuovi sovrani allora saliti al trono, Gregorio XVI, Ferdinando II e Carlo Alberto, che a loro volta, differenziandosi per le esperienze di vita dai loro predeces­sori, contribuirono a contrassegnare l'inizio di un'epoca nuova, durante la quale l'Austria ripiegò sulla sua antica politica, la Francia insistette sulla sua mutevolezza, mentre a scapito di questa nacque la tradizionale ami­cizia fra l'Inghilterra e gli italiani, tanto utile durante la fase risolutiva del Risorgimento.
Abbiamo già detto che gli studi del Pirri e del Pàsztor (1956) U) portarono un importante contributo alla conoscenza della rivoluzione del
*D L. PÀSZTOR-P. PIRRI, L'Archivio dei governi provvisori, cit.j altri lavori del Pàsztor, Pay Latour Maubourg e la rivoluzione del 1831, Promemoria dei Bolognesi cìl'ambasciatore francese, in Bollettino del Museo del Risorgimento di Bologna, I, 1956, pp. 125-134; ID., Sull'epilogo della rivoluzione del 1831. Francesco Bandiera e la cattura della nave Isotta*, ivi, HI, 1958, pp, 167*202; ID., La riforma della Segreteria di Stato di Gregorio XVI. Contributo alla storia delle riforme nello Stato Pontificio, in La Bibliofilia, IX, 1958, pp. 285-305.