Rassegna storica del Risorgimento

1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno <1921>   pagina <310>
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Ottorino Mmtmovesi
di libertà venute di Érancìty avevano coreiiatuiente esposto, inal­berando, nel 1796, a Bologna e ;a il vessillo ifei'icotee (1).
Un priiho intorno della procella che si sarebbe abbattuta, sullo stato pontitìcjj, g vi avrebbe poi infuriato, salvo brevi* pe­riodi di tregua, per circa mezzo secolo, si ebbe durante lo stesso pontificato di Pio VII, nei moti carbonari del Napoletano, della Sicilia, e del Piemonte (1820-21) ehe obbligarono il re delle Due Sicilie, Ferdinando I, e Carlo Alberto, il quale règgeva il regno di Sardegna in nome di Carlo Felice, a dare la costituzione. Tali costituzioni non ebbero, è vero, lunga vita, perchè le armi au­striache, in nome dei principii della Santa Alleanza, meditati e ribaditi nei congressi di Troppau e di Lubiana, si riservarono il feriste compito di soffocarle, quasi appena sul nascere, ma, non­dimeno, fecero sorgere, nell'animo di molti, la speranza di giorni migliori, in cui la luce della libertà avrebbe rischiarato durevol­mente l'Italia, e a questo fine seguitò a tendere, senza riposo, il lavorio dei Carbonaii, per nulla sgomenti dal primo insuccesso.
E fu appunto per opera dei Carbonari, che un altro npi0; rivoluzionario, sebbene di poca importanza scoppiò nel 1829, e questa volta negli stati del papa. Ad agevola?!? aveva contri­buito non poco il successore di Pio VH, Leone: XII, che si era messo risolutamente sulla via della reazione, jpei-seguitando, col mezzo del card. Eivarola, e nel modo più accanito, i Carbonari stessi nelle Komagne, e ripristinando antichi abusi, quali la giu­risdizione episcopale, e la facoltà agli ecclesiastici di istruire e giudicare le cause dei làici, oltre ad aver fatto crescere e pro­sperare dovunque la mala pianta dello spionaggio.
Toccò a Pio VIU di raccogliere i frutti di tale politica. Egli, che doveva quasi del tutto all'Austria la sua elezione, vide scop­piare, infatti, gravi disordini a Cesena, Imola, e Bologna. Erano moti isolati, è veì-ò, e come tali furono facilmente repressi, ma erano anche indizio di uno stato d'animo anormale,, che, inasprito dai metodi reazionari del governo, si sarebbe manifestato, nel­l'avvenire, in modo sempre più violento e pericoloso.
(1) Un saggilo eloquente delle condizioni veue a cui era ridotto lo stato pontificio, si ha sai celebre: Aw>; Si/torma, ohe il caràuiuseppe Antonio Sala seriose nel 1814, e di cai eon ogni mezzo si impedì la diffusione. Confa (5, BGtoORfè MMetto s JPfeMtP.MMiforma WHMÌQ aM H* To­lentino, Tip. Francesco Filelfo, 1907.