Rassegna storica del Risorgimento

1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno <1921>   pagina <313>
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1 casi di Romagna 318
Quivi, per l'intervento dello stesso card. Benvenuti, si decise di capitolare (26 marzo), dietro ampie promesse di perdono, ma il papa non volle ratificare la capitolazione, e molti furono im­prigionati, altri mandati a morte. Tra questi ultimi, doveva es­sere compreso anche lo Zucchi, che poi, per grazia sovrana, ebbe commutata la pena nel carcere perpetuo. V
Delle vendette compiute da Francesco IV di Modena, ap­pena rientrato nei suoi domimi, è inutile parlare, perchè troppo note. .Ricorderemo soltanto che, insieme con Ciro Menotti, egli fece condannare ai capestro il giureconsulto Vincenzo Borelli, reo dì avere rogato l'atto della istituzione del governo provvi­sorio modenese.
Per quanto corte fossero le vedute di Gregorio XVI, che era per di più un monaco, e un monaco camaldolese, non po­teva egli tuttavia illudersi, specie dopo gli ultimi avvenimenti, che nello stato pontificio le cose potessero seguitare ad andare avanti come per il passato. Egli comprese l'assoluta necessità di riforme, ma siccome era furbo, comprese anche che le riforme stesse avrebbero finito con lo scalzare la sua autorità e quella del governo teocratico di cui era capo. Voglio morire sovrano dei miei stati , fu il motto che ebbe poi sempre sulle labbra, ma poiché qualche cosa bisognava pur fare, ricorse a quello ohe costa poco, e serve mirabilmente a guadagnare tempo, alle pro­messe cioè e CJ suo editto del 23 marzo 18.31, annunziò poco meno che l'alba di un'era nuova.
Nel tempo stesso, una voce più autorevole di quella dei sud­diti sorgeva a protestare, in nome dei diritti umani, dinanzi al trono del pontefice. I rappresentanti cioè delle cinque grandi po­tenze, Francia, Inghilterra, Austria, Eussia e Prussia, il 21 maggio presentarono al card. Bernetti, prò segretario di Stato, un memo­randum* col quale, oltre all'ammissione generale dei laici, che fino allora rie erano stati quasi completamente esclusi, negli uffici am­ministrativi e giudiziari, clùedevano che le municipalità fossero eletto dalle popolazioni, che si organizzassero i consigli provin­ciali, e si stabilisse a Roma una Giunta dei consiglieri di governo, o consiglio amministrativo generale, per coordinare i vari rami dell'amministrazróiie civile e militare, e la sopraintendenza del debito pubblico. Tale dftgttfò, formata di membri scelti tra i con­siglieri provinciali, sarebbe stata parte di un Cotisiglìo di Stato, di nomina sovrana, riservato alle personalità più eminenti