Rassegna storica del Risorgimento

1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno <1921>   pagina <320>
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Ottorino Monknovesi
un popolo forte e conscio dei propri diritta, limitandosi, qualora di più non si potesse, alla protesta, dignitosa e continua, contro ogni abuso e ogni odiosità di' governanti. Né i suoi consigli ri­masero inascoltati.
A Roma intanto moriva, il primo giugno 18*6, Gregorio XVI, preceduto, sul cominciare di quello stesso anno, da Francesco IV di Modena, e gli succedeva, il 16 dello stesso mese, il vescovo di Imola, Giovanni M. bastai berretti, ohe prese il nome di Pio IX. Già prima di raccogliersi in conclave, èrano pervenuti ai cardinali, da Bologna, Porli, Ferrara, Ravenna e Osimo, me­moriali elio, oltre all'amnistia pel i condannati politici, invoca­vano salutari riforme. Un altro memoriale consimile fu inviato al nnovo papa, subito dopo la- sua incoronazione.
La tanto sospirata amnistia fu concessa finalmente, il 16 lu­glio, "tra l'eco delle fucilate degù' Svizzeri, che, a Oesena, due giorni prima, mentre scortavano un carro carico di polvere, ave­vano fatto fuoco sopra un assembramento di cittadini, ferendone e uccidendone non pochi, e la salutò un vero delirio di gioia, che si può spiegare soltanto se si pensi che, da troppo tempo, i sudditi del vicario di Gesti Cristo si erano disawezzati dalla cle­menza e dalla tolleranza cristiana. Si trattava però, più che altro, di un atto generoso di Pio IX, per natura mite, e incline alla benevolenza, e a torto fu salutato come il principio di una nuova era, di cui, anche solo per spirito: di conservazione, il romano pontefice non avrebbe mai potuto prendere l'iniziativa.
A parte, infatti, che ai papi, appunto perchè tali, mancò sempre, in materia di governo civile, nna chiara visione della realtà-, e che le concessioni da loro fatte non furono mai spon­tanee, ma strappate dalla paura di guai peggiori, d'onde una politica del momento, e diremmo quasi della giornata, il loro duplice carattere di sovrani temporali e di capi di una Chiesa, come la cattolica, che considera la vita terrena una preparazione alla vera vita, che s'inizia solo dopo la morte, e che pone tra le più eccelse virtù la rassegnazione e l'ubbidienza a ogni prin­cipio di autorità, considerato come diretta emanazione di Dio, faceva sì che troppo spesso la voce dei doveri, per i sudditi, dovesse soffocare quella dei diritti, anche i più legittimi.
Come, in realtà, il vicario di Gesù Cristo, abituato in Italia alle supreme ubbidienze nel campo religioso, avrebbe potuto am­mettere, nel campo politico, di governare l'ovile alle sue cure