Rassegna storica del Risorgimento

1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno <1921>   pagina <321>
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1 casi di Momagm 2ì
affidato dalla Provvidenza, prendendo per norma, non la sicu­rezza che viene dal principio di autorità, pietra angolare del cattolicismo, non la rettitudine dei propositi, maturati nella pre­ghiera, ma lo sfogo delle passioni umane, rappresentato dalla voce tumultuante del popolo?
Ohi risparmia la verga odia il proprio figliuolo, ha detto lo Spirito Santo, e la Curia Bomana si era, da tempo, abituata a considerare i sudditi come eterni bambini. E con la Curia Ro­mana condividevano tali idee gli altri sovrani d'Italia, educati, più o meno, alla stessa scuola.
Oltre al decreto di amnistia, nuove concessioni furono fatte da Pio IX, quali una maggiore libertà di stampa, l'istituzione della Consulta, del Consiglio di Stato e della guardia civica, e I ili consiglio dei ministri, quest'ultimo però composto esclusiva­mente di chierici. H Mettermeli, allarmato e meravigliato di tale liberalità, che il fresco ricordo di Gregorio XVI non autorizzava certo a sperare, temendo che nel Lombardo Veneto si facessero 'confrontatoli resultati "tutti'altro che a favore dell'Austria, per riduae a migliori consigli il governo pontificio, e tentare insieme unTimpresa vagheggiata da tempo, nell'agosto del 1847 fecè'fei cupa-re Ferrara dal generale Auersperg, che vi si mantenne fino al dicembre dello stesso anno, quando cioè, dinanzi alle ripetute proteste del card. Ferretti, segretario di stato, per non sconten­tare gravemente i cattolici, il Mettermeli non si decise a ri­chiamarlo.
L'esempio dato dal governo papale fu efficace, e infatti, di pari passo con le riforme da esso elargite, procederono quelle in Toscana, dove il granduca Leopoldo H, nel giugno dello stesso anno 1847, concesse un'amnistia ai condannati politici e una maggiore libertà di stampa, oltre a creare una Consulta e una guardia cittadina. Iddio volle forse premiarlo, ingrandendo il ter­ritorio del suo stato con quello di Lucca, cedutogli dal duca Carlo Ludovico, che preferi ricorrere a tale estremo, piuttosto che condi­scendere ai propri sudditi, i quali chiedevano a gran voce riforme.
In Piemonte e nel Napoletano, si cercò da principio, ricor­rendo in ogni- occasione, all'aiuto della polizia, di resistere al movimento riformatore. Messina e Reggio insorsero, nel set­tembre 1847, ma la rivoluzione fu presto domata, e le commis­sioni militari che si costituirono, sudarono non poco a pronun­ziare condanne, che spesso furono di morte. In Piemonte, scop-