Rassegna storica del Risorgimento
1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno
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1921
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pagina
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323
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I casi di Romagna 328
Goderono a pochi mesi di distanza, e che videro raccolti a Gaeta, presso Ferdinando 32 che nel sangue aveva affogato la costituzione, Leopoldo II e Pio IX, esuli dai loro stati, chiudevano, per quei tre sovrani, il tempo utile concesso loro dalla sorte per un supremo rinnovamento, e tanto per il granducato di Toscana, che per il regno delle Due Sicilie e per lo stato pontificio, cominciava il princìpio della fine.
Come fu preparata, nelle Romagne, la rivoluzione del 1845.
Eino dal 1843, il conte Francesco Lovatelli, di Ravenna, che assai di frequente si recava a Kiinini, andava dicendo a Pietro Benzi (1) e a numerosi altri riminosi, quali Enrico Serpieri, Antonio Celli e altri, che il 31 luglio di quello stesso anno sarebbe scoppiata la rivoluzione nel regno di Napoli, seguita subito dall'altra nello stato pontifìcio: all'uopo, si era anzi recato espressamente a Napoli il conte Livio Zambeccaii, di Bologna, dopo avere conferito a Ravenna col Lovatelli medesimo e il colonnello Ribotti. Invece, nessun moto rivoluzionario si verificò nel Napoletano, e forse si trattava di una voce messa in giro per tentare di far insorgere le Romagne.
(1) Nato a Pesaro, tua domiciliato, lui ila ragazzo, a K imi ni, egli contava, all'epoca di cui ci occupiamo, circa 40 anni. Suo padre si chiamava Antonio, e dalla moglie, Anna Lombardi, aveva avuto tre figli. Nel 1834, era stato im-plicato in un processo por il ferimento di un tenente dei volontari, tale Fabi'ì, ma aveva potuto dimostrare la sua innocenza, benché gli fosse toccato di stare in carcere jjgeir circa sei mesi. Il .Renzi era parte principale di una società segreta, ramificazione della Giovane Italia, che da tempo ora sorta a Rimini, e si componeva di squadre da 20 a 30 uomini ciascuna, comandate da un ispettore e da un vice ispettore. Ogni membro della medesima, a seconda dei mezzi dì cui disponeva, versava mi contributo mensile, che da 15 a 20 baiocchi, andava fino a 80 scudi, e anche pìu. Un modo assai facile e sicuro per riunirsi erano le feste da ballo, ohe, specie nel carnevale, si tenevano in cosa del conte ÌLetfcia: gli intervenuti, però, pagavano ciascuno la sua quota. Le varie città dello stato pontificio venivano designate con un nome conven-venzionale: cosi, Ravenna aveva quello di Rooco; Imola, quello di Ignazio; Faenza, quello di Matteo; Forlì, quello di Livio? Cesena, quello di Cesare; Rjmini, quello di Giulio,- Ancona,, quello di Annibale, e cosi di seguito.
IJL