Rassegna storica del Risorgimento
1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno
<
1921
>
pagina
<
324
>
324 Ottorino Monlenovesi
H Lovatelli, che dirigeva in queste ultime le fila della rivoluzione, fino al punto di fare personalmente propaganda a Porli, deluso, abbandonò allora Baverina e il territorio pontificio.
L'anno successivo, rifuggiatosi egli nel territorio lucchese, dopo i moti di Bologna, riprese tuttavia a spargere la voce di una prossima rivoluzione, alla quale avrebbero dato aiuto Greci e Spagnuoli, che si sarebbero impadroniti della fiotta austriaca, effettuando per di più uno sbarco nel regno di Napoli e nei domimi del papa, sbarco che poi, in realtà, si ridusse soltanto all'eroico tentativo dei fratelli Bandiera.
Nel luogo del suo esilio, il Lovatelli fu raggiunto dal Benzi, che aveva dovuto cercare scampo nella repubblica di S. Marino, perchè colpito dal mandato di arresto dei due commissari, inviati a Bimini nel mese di aprile, per istruirvi il processo relativo all'assassinio di tre volontari, al ferimento di un altro, e al tentato omicidio di un tale Marthnni, che si sospettava appartenere anch'egli al corpo dei volontari. In tale occasione, insieme col Benzi, molti altri dovettero riparare a S. Marino, e specialmente il Celli, il conte Andrea Lettimi, e Luigi Brunelli. (1)
A Lucca, il Benzi stesso potè rimanere indisturbato, essendo riuscito ad alterare nel passaporto il suo cognome in quello di Manzi. Da Lucca, passò poi a Livorno e a Parigi, e dopo una breve dimora in quest'ultima città, transitando per Firenze, fece di nascosto ritorno a Bimini.
A Firenze, egli si abboccò con lo Zambeccari, che vi aveva trasportato i suoi penati, e da cui, nei primi mesi del 1845, diramò circolari in molte città dello stato pontificio, per cercare di produrre lo scoppio della rivoluzione. La proposta fu, in genere, bene accolta, ma nel senso, più che altro, di miglioramenti da introdursi nei sistemi di governo, e nella parte amministrativa.
(1) Basi però, non di rado, riusciremo a fare occulte visite a Rimini, dove, con l'aiuto di Giacomo Grandi, facoltoso stampatore, e di Angelo Brunelli, fratello di Luigi, avevano tratto dalla loro numerosi fuoilieri, di stanza nella citta, a cai pagavano 20 baiocchi al giorno per ciascuno. La maggior parte di tali spese le sosteneva lo stesso Grandi, il quale però, un giorno, non potè a meno di lamentarsene, affermando ohe la truppa costava sangue . Antonio Celli, ex fornitore del casermaggio, aveva facilitato quest' opera di corruzione: uno dei fucilieri finì, tuttavia, col denunziare il Brunelli, il quale, naturalmente, fu subito arrestato.