Rassegna storica del Risorgimento

1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno <1921>   pagina <325>
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Di tali circolari, una fu indirizzata a Giacomo Grandi, e Pietro Renzi si offrì di portare a voce la risposta, desideroso, com'era, di togliersi da Rimini, dove, per timore della polizia, fino da quando vi aveva fatto ritorno da Parigi, era costretto a condurre una vita da vero eremita.
A Firenze, giunse sui primi di quaresima, sprovvisto di qual­siasi passaporto, e, oltre che con il Celli e lo Zambeccari, s'in­contrò con Pietro Bella-ami; Vincenzo Oaldesi, di Faenza; An­tonio Liverani; il conte Oreste Biancoli e il dott. Bottrigari, di Bo­logna, i quali tutti cospiravano per far insorgere lo stato del papa. Diede la sua adesione anche il Fabrizi, che si trovava in Corsica, e che promise l'aiuto di alcuni ufficiali italiani, i quali avevano militato in Spagna. D'incarico del Beltrami, egli si recò allora, nel mese di giugno, in quella nazione, e a Valenza ebbe un colloquio col Ribotti, il quale lo assicurò dell'appoggio suo, e di altri dieci ufficiali, avvertendolo anche che, tra poco, sa­rebbe venuto a Marsiglia, e poi nel territorio pontificio.
H Renzi rimase solo due giorni a Valenza, dopo di che ri­tornò nella capitale della Toscana, per rendere conto dell'esito del suo viaggio, e ivi, giusta la promessa fatta, arrivò anche, accompagnato da Celli, che lo Zambeccari aveva inviato espressa­mente a Marsiglia, il colonnello Ribotti, insieme con tre ufficiali, un tale Marocchetti, cioè, piemontese; un tal Costa, dì Forlì, e il conte Ugo Pepoli di Bologna, il quale ultimo attendeva un brevetto di ufficiale per andare in Africa, al servizio della Francia. Tutti insieme, decisero di trasportarsi a S. Marino, mentre il Renzi si fermava a Rimini, per ricevervi le armi che avrebbero dovuto servire allo scoppio della rivolta.
Questa delle armi era, come si comprende, una questione di vitale importanza, e siccome tardavano a giungere, lo stesso Renzi, verso la fine di agosto, ritenne opportuno di fare una nuova gita a Firenze, dove però ebbe le più ampie assicurar zioni che i fucili erano stati spediti veramente a Livorno, da Marsiglia, sopra una barca di proprietà del Fabrizi, camuffata in mercantile. Ciò non ostante, egli non volle fidarsi, e da Fi­renze partì per Marsiglia, nella quale città, da un tale Verati, ebbe conferma dell'avvenuta spedizione, e sborsò, in pagamento, 1000 scudi.
intanto, a Livorno, Antonio Liverani aveva acquistato altri 50 fucili da caccia, e per mezzo di contrabbandieri faentini, due