Rassegna storica del Risorgimento
1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
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1921
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327
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1 casi di Momagm 327
BOTO loro le porte della città: contemporaneamente, un'altra colonna di armati sarebbe discesa da S. Marino. Ma tale tentativo fallì, quantunque, un'ora prima della mezzanotte, *Ja radunata fosse avvenuta nel luogo stabilito, e a mandarlo a vuoto contribuirono, in primo luogo, i provvedimenti del comando militare di Bimini, che essendo venuto a cognizione di quanto si preparava, armò una compagnia di 100 volontari, e spedì verso S. Marino una colonna di carabinieri, volontari e fucilieri, comandata dal maresciallo ZainbeUi, (l) che però non riuscì nell'intento di sorprendere i convenuti alla Colonnella, perchè, malgrado che egli avesse dato ordini categorici di non esplodere i fucili se non dietro espresso comando, alcuni fucilieri fecero fuoco nel mentre si inseguivano due uomini e una donna, che, alla vista dei soldati, si erano dati alla fuga. I fucilieri poi si scusarono col dire che, nel correre, erano caduti, e le armi avevano così esploso, ma, evidentemente, essi erano d'accordo con i rivoltosi, ai quali avevano voluto fornire il mezzo di porsi in salvo.
Una seconda causa di insuccesso fu la decisione, presa all'ultima ora, dai rivoluzionari romagnoli, di volersi preparare meglio all'impresa, e insorgere tutti ad un tempo.
I cinquanta partiti da Mondaino e da altre località, e che ebbero l'avviso di ritirarsi da un tale sopraggiunto in biroccino, ripararono nella ospitale S. Marino, ma costretti poi a uscirne, si costituirono alle autorità pontifìcie, venendo liberati, insieme con gli altri detenuti, durante i moti di pochi giorni dopo.
In spella stessa sera del 10, nelle carceri della Bocca, in Eimini, aeeadde un episodio che vale la pena di essere raccontato. Facendo la consueta visita d'ispezione, il carceriere Vincenzo Querzola, al quale si era accompagnato il figlio giovanetto, Tommaso, rinvenne una striscia di carta, fissata al muro con piccole ostie rosse e verdi, di quelle che servivano a suggellare le lettere, e con sopra la scritta: Viva la Liberia, l'indipendenza IlaUiana . (2) Fu sospettato autore della cosa il barbiere Luca Bianchi, riminese, che da dieci mesi si trovava in prigione per debiti, e ohe godeva del permesso di poter passeggiare in alcune ore del giorno.
(3) I rivoltosi l'avevano battezzata col nome di banda (fi ZanibeUi. (2) il Querzola la qualificò di allarmante.