Rassegna storica del Risorgimento

1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno <1921>   pagina <330>
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Ottorino MontmovÉsi
A Bimini invece, ironia del destino, e malgrado Vascen­dente che essa esercitava sulle altre Bitta della Bomagna, per le sue tradizioni di coltura, e per la sua storia, tràgica degli amori di Fraucesea, e fremente del no, che, prima di pas­sare il Rubicone, Giulio Cesare vi aveva lanciato al senato romano (1), si credette miglior partito lasciare che l'acqua an­dasse per la sua china. Solo, per iniziativa del capitano conte Vincenzo Vespignani, comandante della guarnigione di Linea, si collocarono alle porte della città due carabinieri con vari soldati, per sorvegliare coloro che entravano o uscivano, e con grande dispiacere del governatore, che, non essendone autoriz­zato, temeva di dover rifondere le spese, tra il 10 e V11 set­tembre, fu armata una compagnia di 100 volontari; ma il card. Legato di Porli, Pasquale Gizzi, forse per vendicare il suo spi­rito di iniziativa offeso, la fece sciogliere senz'altro, due giorni dopo.
Tuttavia, anche con quel rinforzo, ben poco si sarebbe po­tuto fare, perchè le truppe accasermate a Rimini, a parte la loro dubbia fedeltà, tra officiali e soldati, possedevano virtù militari assai scarse, tanto è vero che avendo il ricordato Ve­spignani obbligato V ufficiale di picchetto a dormire in caserma, ne nacque un putiferio, e di fronte ai reclami piovuti al co­mandante il battaglione, ten. col. Bruti, si credette in dovere egli stesso di dare il buon esempio, offrendosi di entrare nel turno.
Quanto ai soldati, fino dall'8 settembre, e per una diecina di giorni, furono bensì consegnali nelle rispettive caserme, ma si trattava di gente che amava di fare i propri comodi, -pas­sava il tempo a dormire o a giuocare, stando in maniche di camicia. Le armi erano scariche, perchè il consumo delle ca­riche veniva rimborsato solo se avvenuto in casi di estrema
(1) Noi Soc, XIII, s. Antonio di Padova, se volto trovarvi ascoltatori allo sue prediche, dovette rivolgersi ai pesci, i quali, però, sono completamente sordi. Un anno prima degli avvenimenti di cui ci ooonpiamo, e cioè il 16 feb­braio 1844, essendo morto il patriota Miobele Rosa, medico e scrittore, i * uiinesi ne approfittarono por far servire il funerale a una dimostrazione poll-tioa. La banda, di cui il vescovo, mons. Francesco Gentilini. aveva rifiutato la concessione, intervenne lo stosso, e .moltissimi giovani, vestiri a lutto, guhouo il feretro con ceri accesi.