Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia dell'editoria e del giornalismo. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <169>
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Roma e Venezia
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Ma tutta la prima pagina offriva ulteriori elementi di informazione circa le vie che avevano portato alla nascita del nuovo giornale. Un primo annuncio senza titolo, ma sottoscritto Argenta direttore , lo stesso de L'Ateneo, diceva:
All'Ateneo succede Roma e Venezia, o per meglio dire è sempre VAteneo che si allarga, si rinsanguina e si trasforma col concorso della Gioventù stu­diosa, in seno alla quale ebbe nascimento.
Gli azionisti e gli associati dell'Ateneo godranno dell'associazione a Roma e Venezia in proporzione della somma da essi sborsata.
Agli Studenti di tutte le università Italiane continueranno ad essere aperte le colonne del nuovo giornale, specialmente per artìcoli di pubblica istruzione, purché degnamente conformi al suo programma, che continua ad essere quello dell'Ateneo.
Lo studente sottoscritto al quale è conservata la direzione del Roma e Venezia ha per fermo che i suoi compagni che gli diedero fin qui sostenimento, non gii verranno meno ora che il foglio della Gioventù studiosa si slancia in più vasta arena, colla speranza di non essere ultimo nella onorata schiera che nel nome del Re e del Popolo saluta la Libertà Italiana.
Stabilite le ascendenze, subito dopo una breve dichiarazione intitolata Il nostro battesimo, ove tra l'altro riportava il documento finale della as­semblea del 4 gennaio, si definivano i propri padrini e la fonte da cui si legittimava il giornale: l'assemblea genovese dei Comitati di Garibaldi che, trasformati in Comitati per Roma e Venezia avevano per scopo di promuovere l'elezione di deputati indipendenti dal governo, diffondere nel popolo la coscienza delle proprie forze e il sentimento del dovere, racco­gliere le energie per il giorno dell'azione. Alla testa di tale impresa l'as­semblea aveva chiamato Garibaldi come presidente e confermato il Comi­tato antecedente nella persona del dottor Bertani e dei suoi colleghi . Battezzato in tali circostanze, il giornale affermava di aver perciò avuto auspici al nascer suo Vittorio Emanuele e Garibaldi , dichiarazione in sé irricusabile, ma che certamente forzava in senso regio il significato che Bertani e i suoi attribuivano all'operazione. Infine in un articolo di spalla, intitolato Quello che vogliamo definiva le linee di un programma antimo­derato centrato sul problema del fare veramente l'Italia, che i moderati sostenevano di aver realizzato, mentre in realtà la loro opera era riuscita solo all'ingrandimento del Piemonte. La nuova testata sembrava comunque più stabile e ambiziosa del cessato Ateneo, e il suo ispiratore Brofferio poteva illudersi che essa fosse destinata a raccogliere un ampio favore tra il pubblico, come scriveva a Bel lazzi:
inserzioni e annunci, 25 centesimi la linea, la tipografia stampatrice, Arnaldi di To­nno, via S. Agostino 6, Indirizzo presso il quale era indicata la sede della direzione. Il giornale era firmato da G. F. Argenta direttore e Pietro Gentilino gerente. Sotto­lineatura mia.