Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia dell'editoria e del giornalismo. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <172>
immagine non disponibile

172 Sergio La Salvia
circolari ai Comitati che promise di pubblicare, come pure della nota dei de­putati proposta da Garibaldi, rimproverandoci di aver eccitato i Comitati di tenerla confidenziale. Siete pregato di inserire nel vostro accreditato Diario tutte le osservazioni che sarà per dettare la vostra coscienza onde allontanare equivoche interpretazioni e principalmente riguardo all'indicata nota dei Depu­tati, che si è creduto raccomandare non fosse pubblicata per non far credere che si volesse imporre la volontà di Garibaldi alla Nazione, ciò che ci sembra piuttosto di lode che di biasimo.
Ricordate al giornalismo ministeriale che il Comitato Centrale agisce in buona fede per attuare il programma di Garibaldi Italia una e Vittorio Emanuele senza spirito di setta, perché setta non esiste ed è un vero rag­giro voler insinuare tale idea alla credula moltitudine. Salute.
Pel Comitato Centrale Federico Bellazzi
Ai giornali
Roma e Venezia, Torino; Monarchia Nazionale, Torino; L'Unità Italiana, Mi­lano; L'unità Italiana, Firenze; Proletariato, Lodi; Italia degli Italiani, Arezzo; L'Artigiano, Modena; Il Precursore, Palermo; Corriere del Popolo, Bologna; Indipendente, Napoli; Il popolo d'Italia, Napoli; Roma e Venezia, Napoli; L'Osservatore, Tortona; Movimento, Genova.215
Il giornale brofreriano aderì alla richiesta, sostenendo con grande vigore, per certi versi degno di miglior causa, i comportamenti elettorali tutt'altro che lineari del Comitato Centrale genovese. Ma in questo caso le vere responsabilità di tale andamento risiedevano altrove, e precisamente in Ga­ribaldi, in mille modi avverso all'impegno elettorale profuso dai suoi comi­tati, fino a provocare nella Associazione dei Comitati di Provvedimento una crisi che, delincatasi alla metà del mese, sarebbe poi maturata con la duplice dimissione di Bertani e di Bellazzi. Questi tuttavia continuò a dare le sue direttive a Torino; il 23 gennaio scriveva di nuovo alla dire­zione del Roma e Venezia11* insistendo affinché pubblicasse la lettera in data 13 gennaio con cui Garibaldi aveva dato il suo riconoscimento ai Comitati, nonché altri documenti inviati dal comitato di Genova, al quale sì chiedeva venissero inviate 300 copie del giornale. Questo aumento di copie non deve trarre in inganno: era espressione dell'estremo sforzo del­l'organizzazione per onorare un impegno verso una causa persa, quella della campagna elettorale. Infatti di Di a poco si moltiplicarono i segni della crisi del Comitato genovese e insieme la messa in discussione del sostegno
21) MCRR, Copialettere, 526, 381. Del Roma e Venezia di Napoli non ho noti­zia alcuna. La polemica de La Gazzetta del Popolo era diretta contro la campagna democratica avversa alla ricandidatura dei 229 deputati che avevano approvato il trat­tato di cessione di Nizza e Savoia. Su ciò cfr. S. LA SALVIA, La rivoluzione, cit.
225 MCRR, Copialettere, 526, 497. L'ultima richiesta riguardava l'impegno a so­stenere A. Mosto a Veltri contro la candidatura di Castelli. Il Roma e Venezia pub­blica la lettera nel numero che porta la data del 22 gennaio.