Rassegna storica del Risorgimento
1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
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1921
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di quel mezzo di trasporto. Tutti poi ebbero una regalia di 5 baiocchi per ciascuno, forse per fare libazioni in qualcuna delle osterìe clie sovrabbondano nella terra di Boniaerna.
In quei due giorni del 24 e del 25, i rivoltosi non mancarono di visitare anche l'ufficio di polizia, dove si impadronirono di denari e di carte, (1) specie di quelle più compromettenti per loro, dal punto di vista politico, e perquisirono lo scrittoio del capitano Vespignani, sottraendone la corrispondenza sua particolare, e quella, di carattere riservato, con i superiori. Il Benzi però, sicuro oramai che la rivoluzione da lui eccitata era completamente fallita, dopo tale perquisizione, ritenne miglior partito concedere al Vespignani di allontanarsi da Bimini, cosa che quell'ufficiale fece nel pomeriggio stesso del 25, recandosi, insieme col figlio ferito, (2) prima a Pesaro, e poi in Ancona, nella quale città ebbe l'ordine di rimanere agli arresti. Prima di lui, uguale permesso era stato dato agli altri ufficiali e a parecchi sottufficiali, rimasti fedeli al governo pontificio.
Il difficile per il Benzi era liberarsi dei suoi compagni, che, con tanta leggerezza, aveva spinto sulla via della ribellione. All'uopo, egli, il giorno 26, tra le 9 e le 10 del mattino, li radunò nel cortile della caserma di S. Francesco, avvertendoli che bisognava affrontare, fuori della città, le truppe pontificie: sperava in un rifiuto, ma quasi tutti invece si dichiararono pronti a combattere, esclusi soltanto i dragoni che, meno due, dissero di non volere parteggiare più a lungo per la rivoluzione; e usciti dalla caserma si schierarono sulla piazza di S. Antonio. Non per nulla, infatti, si erano riforniti, al deposito camerale e alla polveriera sulla spiaggia, di ben 1473 libre di polvere. Ma accadde, mentre si trovavano così schierati, che una venditrice di erbe, mentre scansava il cavallo montato da uno di loro, acclamasse agli svizzeri, e allora, credendo che i pontificii fossero entrati nella città, gettarono quasi tutti le armi, rifuggiandosi persino nei poi-toni delle case. Chiarito poi l'equivoco, si raccolsero di nuovo nella piazza della Fontana, in numero di circa 400,
(1) Lo corto cioè, con i relativi protocolli, dal IMO in poi, e i registri dei pregiudicati politici e dei prece ttutì: So no foce poi mi Eolo nella caserma di S. Francesco.
(2) Fu ferito, come si è veduto, al giuoco del pallone.
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