Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Napoli. Secolo XIX
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1996
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Toni lennano
di qualsiasi tipo di attività politica estremistica. Applicò le circolari ministeriali con inflessibilità, ma fu irriducibile partigiano del moderatismo conservatore. Soprattutto la stampa fu perseguitata da una censura implacabile e pochissimo disposta a fare concessioni. Il giornalismo politico d'opposizione dovette escogitare vari marchingegni per sfuggire al controllo severo del prefetto che aveva nelle sue mani notevoli poteri. De Sanctis, desideroso d'inviare da Firenze notizie di prima mano al suo giornale L'Italia scriveva a Beniamino Marciano il 9 giugno 1866: Gualterio ha chiesto facoltà di censura su tutti i telegrammi da pubblicarsi su' giornali. In questo caso, in luogo di dar dispacci, si può dare notizie particolari [...]. Ma è assolutamente necessario che mi mandi la chiave, per mandar lettere o dispacci. Io quasi sempre so le notizie due giorni prima che sieno annunziate ? L'indomani, sempre al Marciano, De Sanctis si mostrava particolarmente preoccupato per l'azione censoria promossa dal Gualterio: Hai dimenticato dirmi a chi dovevo dirigere il telegramma. Per questa volta l'ho diretto a te, ma non sono senza inquietudine. H Prefetto rivede tutt'i telegrammi, gli può venir sospetto. Per ovviare, indirizzerò i telegrammi a Scalese, San Bartolomeo, 2, magazzino di liquori, zuccaro, caffè, ecc. [...] .8)
Gualterio pensava di coronare il suo progetto riunendo tutte le forze moderate e di creare nell'amministrazione locale un forte argine alla politica della Sinistra. I risultati insoddisfacenti delle elezioni generali del '67 e la successiva formazione del ministero Rattazzi provocarono le dimissioni del Gualterio da prefetto di Napoli (28 luglio 1867).
Dalle elezioni, svoltesi il 10 marzo 1867, uscì una Camera dei deputati non molto diversa dalla precedente. La Sinistra mantenne i posti che aveva mentre la Destra perse qualche seggio a vantaggio di esponenti provenienti dalle fila clericali. Il tentativo di Ricasoli di rinvigorire il suo governo con l'ingresso del Sella come ministro delle Finanze fallì per l'opposizione del re. A quel punto il Ricasoli dovette dimettersi (4 aprile 1867) e così come avvenuto nel 1862 fu sostituito da Urbano Rattazzi. Le divisioni della Destra e la speranza della Sinistra che il nuovo governo superasse la politica conciliatrice ricasoliana nei confronti della Santa Sede, aprirono le porte alla seconda esperienza rattazziana.
Gualterio disapprovò nettamente le segrete intese tra Rattazzi e Cri-spi e le ambiguità e i silenzi del governo di fronte all'organizzazione di formazioni armate garibaldine, intenzionate a varcare i confini dello Stato della Chiesa e a risolvere definitivamente la questione romana. Rattazzi, definito dal Gualterio nefasto alla politica italiana, nell'agosto-settembre '67 alimentò molte speranze nella Sinistra ma non riuscì a sottrarsi
T> F. DE SANCTIS, Epistolario (1863-1869), a cura di A. Marinari, G. Bacioni e G. Talamo, Torino, Einaudi, 1993, p. 476.
> Ivi, p. 480.