Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Napoli. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <186>
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Toni 'temano
A Napoli le opposizioni giudicavano l'amministrazione Pironti molto deficitaria rispetto alla gestione straordinaria dell'onorevole Domenico Pi-sacane, commissario regio dopo lo scioglimento della prima giunta De Siervo, dal 17 giugno al 14 settembre 1865.20)
L'opera del Pironti era quantomai difficile sia dal punto di vista strettamente politico sia per una articolata serie di problemi amministra­tivi irrisolti già al tempo delle prime amministrazioni post-unitarie.
Napoli d'altronde era una città di quasi 450.000 abitanti, con pro­blemi sociali ed economici enormi. Alla vita politica partecipavano piccole minoranze mentre gran parte degli abitanti della città erano del tutto indifferenti a quanto avveniva nei centri del potere locale. Appare efficace a questo proposito l'analisi di Macry secondo cui a Napoli le due na­zioni, un'elite ristretta, costellata da numerosi professionisti, impiegati, commercianti, e un mare di popolo con o senza " mestiere ", vivono fac­cia a faccia e s'ignorano .2n
L'ingerenza del Gualterio nelle scelte operate dal commissario Pi­ronti furono comunque continue e decisamente rivolte a penalizzare uo­mini della Sinistra. Il testo di questa seconda lettera, anch'essa inedita, inviata dal ministro al magistrato di Misciano è certamente eloquente.
Ministero dell'Interno
Firenze, 14 Dec.[embre] 1867 Caro Pironti,
Preoccupato delle condizioni morali di codesta Città, io credo che a rad­drizzare la pubblica opinione convenga fare atti che tolgano di mezzo ogni equi­voco che potrebbe nascere dal vedere ancora certa gente alla testa di nobili istituzioni. Voi sapete come nello Stato Maggiore della Guardia Nazionale di Napoli vi siano persone che non meritano neppure di portare la divisa. Tra questi v'era (non so se più vi appartenga) il B.ne Ferrara, v'è, fuori di pianta il San Donato ed altrettali. Io vi prego di invitare tosto il Generale Carrano a presentarvi senza indugio un nuovo quadro dello Stato Maggiore della Guar­dia Nazionale per diminuire l'effettivo, e per eliminare i cattivi elementi. Il contegno che tiene qui il S. Donato non mi permette di conservargli il grado che copre, ma desidero toglierlo con mezzi legali.
Dopo questo primo lavoro che mi trasmetterete immediatamente, potrete fare intendere al Generale Carrano come sia da vedersi il conto di diminuire il numero delle Legioni secondo il voto espresso altra volta dal Consiglio Comu­nale di Napoli, o si debba aspettare che sia votata la legge per la riforma radicale della Guardia Nazionale, legge che sarà presentata nell'attuale ses­sione.
2) Cfr. Cronaca, m L'Italia, a. I, n. 140, lunedi 9 dicembre 1867. Fratello di Carlo Pisacane, fu. deputato dalla IX legislatura. Giureconsulto e convinto patriota, alla Camera votò spesso a favore delk Sinwtra.
2l> P. MACRY, Borghesie, città e stato. Appunti e impressioni su Napoli, 1860-1880, in Quaderni storicit n. 56, n. 2, agosto 1984, p. 342.