Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Napoli. Secolo XIX
anno
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1996
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pagina
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187
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M. Pironti commissario a Napoli 187
Mi sta molto a cuore questo affare per non perpetuare un equivoco che stravolge le idee della popolazione napoletana e per portare lo Stato maggiore della Guardia Nazionale a proporzioni più modeste e più economiche.
Credetemi
Gualterio n) All'onorevole Sig. Com. Pironti
R. Delegato Straord. del Comune di Napoli
Il tono autoritario e le precise richieste del ministro non lasciano alcun dubbio sulla concezione dell'amministrazione delle città da parte dei governanti del tempo. L'autoritarismo e la rigida applicazione di norme e deliberazioni volutamente antidemocratiche erano le basi di uno Stato centralista, interessato ad una politica conservatrice sia sul piano sociale sia su quello economico. Il Gualterio fu l'interprete di una idea di moderatismo esasperato, refrattario a mediare con l'articolata realtà parlamentare e con un paese attraversato da spinte innovatrici e da complesse accelerazioni sociali. Quel trasmettere immediatamente contenuto nella lettera al Pironti è il segno tangibile di una concezione dura del potere, insensibile alle necessità e opportunità del momento. Il compito del Pironti in questo clima e con il controllo di quel ministro fu oneroso e non privo di grandi sacrifici personali. La sua azione gli alienò le simpatie della Sinistra ed incrinò non poche vecchie collaudate amicizie.
Nel paese gli effetti, del dopo Mentana erano tanti e le forze politiche erano impegnate in un confronto serrato. Alla riapertura del Parlamento, il 5 dicembre 1867, il presidente del consiglio sostenne la necessità di risolvere la questione romana nel quadro di accordi pacifici e non traumatici tra lo Stato italiano e il Papa. Giovanni Lanza, invece, ribadì la necessità che Roma doveva essere prima o poi capitale del Regno d'Italia. Le opposizioni costrinsero il governo ad affrontare nei giorni successivi un difficile dibattito parlamentare sugli avvenimenti che avevano portato a Mentana.
Rattazzi difese allora il proprio operato con un discorso durato tre giorni, nel quale riuscì abilmente a coprire la responsabilità personale del re. La discussione si concluse il 22 dicembre con la votazione di un ordine del giorno Bonfadini di fiducia al governo, che fu approvato con 201 voti favorevoli, 199 contrari e 8 astenuti. Votarono il governo la Sinistra, i rattazziani e alcuni dell'estrema Destra.25''
* Lettera autografa conservata nel fondo Pironti, Contenitore n. 1, Cartella n. 1, della BPAr Questa lettera e tutti gli altri manoscritti utilizzati o citati in questo studio erano stati da me consultati vari anni fa presso il Palazzo Pironti di Misdano di Montoro grazie alla grande liberalità della defunta contessa Maria Pia Pironti.
23> G CANDELORO, op. ctt., p. 348.