Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Napoli. Secolo XIX
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1996
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Toni lermano
A quel punto Menabrea dovette dimettersi, ma le fratture fra la Permanente piemontese e la Consorteria nonché il rifiuto del monarca di affidare un nuovo governo ad Urbano Rattazzi e Francesco Crispi, permisero al generale di Chambéry di formare un secondo ministero attuando un mini rimpasto. I ministri Gualterio, Mari e Provana furono sostituiti rispettivamente da Carlo Cadorna, Gennaro de Filippo e l'ammiraglio Ri-boty.
Nel corso del dibattito parlamentare che portò poi all'ordine del giorno Bontadini erano emersi palesi dissidi tra Menabrea, Gualterio e Mari sulla possibilità di pubblicare documenti riservati sulla questione romana così come chiedeva il Rattazzi. L'Italia, come sempre bene informato, già il 22 dicembre riportava la notizia della possibilità di un rimpasto:
Da Firenze ci scrivono che è imminente una modificazione ministeriale .24)
Solo due giorni dopo sul giornale desanctisiano veniva anticipato quanto stava avvenendo a Firenze:
Secondo nostre informazioni sembra positivo che il Re abbia nuovamente chiamato il Generale Menabrea per ricomporre un nuovo gabinetto. Il Marchese Gualterio uscirebbe dall'amministrazione. Ciò era naturale e noi lo prevedemmo fin dall'altro giorno. Il Generale Menabrea gode tutte le simpatie di Napoleone: e il chiamarlo nuovamente a comporre un Gabinetto è una deferenza che si userebbe all'imperatore dei Francesi.25*
In realtà la cacciata di Gualterio era chiesta a gran voce sia dai liberali sia dalla Sinistra. La sua sostituzione doveva segnare un passo tangibile di riavvicinamento tra il centro Sinistra e la Destra meno reazionaria.
Il 26 dicembre il ministro Gualterio emanava una circolare indirizzata a tutti i prefetti per comunicare le sue dimissioni e allo stesso tempo annunciare di restare responsabile deU'amministrazione fino all'insediamento del nuovo responsabile del dicastero.
Il giorno prima Gualterio aveva scritto una lettera al Commissario straordinario del Comune di Napoli esortandolo a proseguire la sua opera: eccone il testo, finora inedito:
24) Cfe. L'Italia, a. I, n. 153, domenica 22 dicembre 1867. ) Cfr. ivi, n. 155, martedì 24 dicembre 1867.