Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia economica. Destra storica. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <196>
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196 Gianni Mgronghi
Ebbene, dicevo, quel gruppo dirigente che nel valutare la propria opera fu serenamente e seriamente critico, che ebbe una accentuata sen­sibilità per i problemi nuovi posti dall'avvento dei partiti alla direzione dello Stato e del governo, ai possibili conseguenti abusi del potere, al diritto dei cittadini di avere e di ottenere una tutela intera, eguale, im­parziale, accessibile a tutti anche sotto un governo di parte,7* mostrò la stessa sensibilità per il futuro quando annunciò il pareggio. So bene, e io ripeto soggiunse Minghetti il 16 marzo 1876 , che l'aver conse­guito il pareggio non vuole dire trovarsi in una situazione finanziaria pro­spera; so bene che, finché avremo carta a corso forzoso e tanti buoni del tesoro in circolazione, finché non vi saranno avanzi, ed avanzi cospi­cui, la situazione finanziaria non si può dire ridente; molto meno si può dire florida la situazione economica del paese finché tante imposte lo gravano e le sue industrie e le sue attività non siano svolte. Ma che per ciò? La prima cosa, la più importante, quella da cui dovevamo incomin­ciare, era il pareggio delle entrate e delle spese: era quella la pietra an­golare di tutto il restante edificio ..
Ma la mancanza di autocompiacimento nei protagonisti di quell'im­mane fatica, non può, oggi, indurre a sottovalutare i benefici conseguenti, in un paese dalle limitate risorse, ad una politica finanziaria e fiscale severa e rigorosa.
il dispiegarsi dell'iniziativa privata e pubblica. Quest'opera è merito di poche migliaia di funzionari pieni di fervore e di dedizione, ai quali dobbiamo un pensoso omaggio, perché i loro nomi li ha estinti il tempo e solo si serba memoria di coloro che fra essi passarono nell'agone politico: Visconti Venosta, Mamiani, Silvio Spaventa, eoe. j {Variamento e amministrazione, in L'Amministrazione pubblica in Italia, testi a cura di S. CASSESE, Bologna, il Mulino, 1974, pp. 226-227).
L'opera nostra amministrativa non fu egualmente felice che la politica. A noi non deve pesare di confessare che il .partito moderato mancò al compito di dare all'Italia un'amministrazione che rispondesse perfettamente a tutti i bisogni ed inte­ressi suoi disse Silvio Spaventa all'Associazione costituzionale romana il 21 marzo 1879: il discorso è pubblicato con il titolo La politica e Vamministrazione della De­stra e l'opera della Sinistra, in S. SPAVENTA, La politica della Destra, scritti e di­scorsi raccolti da B. Croce, Bari, Laterza, 1910, p. 25 e sgg. ed ivi una storia delle realizzazioni e dei principali errori e delle principali imputazioni per cui noi per­demmo il potere .
7) Si vedano di M. MINGHETTI, 1 partiti politici e l'ingerenza loro nella giustìzia e nell'amministrazione, Bologna, Zanichelli, 1881 e di S. SPAVENTA, Giustìzia nell'am­ministrazione e L'inaugurazione della IV sezione del Consiglio di Stato, in La politica della Destra, cit., rispettivamente p. 53 e sgg. e 427 e sgg.
8) Carano-Donvito scrisse: E, pur avendo anche troppo sacrificato la Nazione difatti la pressione tributaria era passata da L. 16,39 per abitante, nel 1862, a L. 35,64 nel 1876 la Destra ebbe almeno la doppia soddisfazione, il doppio merito, nei suoi quindici anni di governo, di raggiungere (1875) un bilancio fkian-