Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia economica. Destra storica. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <197>
immagine non disponibile

La politica fiscale della Destra storica 197
Il pareggio faticosamente raggiunto a cui si contrappose, ma con conseguenze assai meno gravi, il peggioramento delle finanze locali il conseguente rallentamento nel pericoloso incremento del debito pubblico, il rialzo delle quotazioni di borsa dei suoi titoli che raggiunsero per la prima volta, nel 1882, la quota di novantacinque (su cento nominali), erano indici sicuri che la nuova Italia, nonostante la tendenza mondiale alla discesa dei prezzi, si avviava lentamente verso il raggiungimento di un nuovo equilibrio e tendeva a riguadagnare, a poco a poco, alla sua economia la fiducia dei mercati finanziari stranieri, che era stata così pro­fondamente scossa dalla crisi del '65-66 e meno gravemente da quella del 73-74.
Il contenimento dei consumi interni, ottenuto anche attraverso la gra­duale espansione della circolazione cartacea, che, dal gennaio 1861 al marzo 1876, passò da 75.765.000 a 594.064.000, consentì di alimentare un'espor­tazione di prodotti primari che, insieme con l'attivo dei servizi, ebbe per effetto, dopo il 1870, una progressiva riduzione dell'indebitamento netto verso il resto del mondo ? La somma delle importazioni ed esportazioni pose in evidenza un progresso che si può giudicare superiore a quel che ci si poteva aspettare. J
Notevole fu anche lo sforzo nella costruzione delle più importanti infrastrutture ferroviarie, stradali, telegrafiche e postali,U) che segnarono
ziario con oltre 13 milioni di avanzo, ed un bilancio morale-politico anche più lu­singhiero, per la stima che all'estero, già nei primi anni dopo E 1870, si faceva dell'Italia: " ima Nazione saggia (si diceva) guidata da uomini abili ". Fu questo il così detto periodo eroico della finanza italiana (così G. CARANO-DONVTTO, La politica finanziaria ed economica durante il governo di Francesco Crispi, in La riforma sociale, 1931, p. 287).
9> Si veda R. DE MATTIA, I bilanci degli istituti di emissione italiani 1845-1936, Roma, 1967, I, 2, pp. 441-444.
10) Gfi effetti dell'introduzione del corso forzoso si manifestano anzitutto in un rallentamento nell'andamento delle importazioni che dal 1866 al 1871, sì mantengono al di sotto del livello raggiunto nel 1864 e nel 1865; ma quegli effetti si vedono anche più. chiaramente nelle esportazioni che negli stessi anni salgono dai 558 milioni del '65 ai 1075 del 1871, determinando un deciso miglioramento nella bilancia com­merciale che, da un deficit di 407 milioni nel 1865, avrebbe raggiunto, invece, nel 1871, secondo i dati ufficiali, un'eccedenza delle esportazioni del tutto eccezionale, di 114 milioni: eccedenza che, secondo le rettifiche apportate da Capanera e Messeri, si eleverebbe anzi a 221 milioni e ei manterrebbe nella misura di 96 milioni anche nell'anno successivo (così G. LUZZATTO, L'economìa italiana dal 1861 al 1894, To­rino, Einaudi, 1968, pp. 145-146 ed alle pagine seguenti i dati e le notazioni sul commercio internazionale dal 1862 al 1882).
u) In sintesi la rete ferroviaria passò tra il 1860 e il 1880 da 2.400 chilo­metri a 9.290, le strade nazionali e provinciali da 22.500 chilometri a 35.000, le lo­calità rurali servite da poste da 960 a 3.328, le corrispondenze varie da 108 a 321