Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia economica. Destra storica. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <198>
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198 Gianni Marongiu =
progressi abbastanza rilevanti, mentre lenti e moderati furono quelli del­l'industria italiana fin verso il 1880 ,n)
I segni dei mutamenti compiuti erano visibili e percepibili da tutti perché la fondazione dello Stato unitario incise sullo stesso paesaggio ur­bano: vi giocarono un ruolo importante l'abbattimento delle cinte mura­rie, i risanamenti dei centri storici, i nuovi palazzi delle prefetture e delle poste, i monumenti celebrativi del Risorgimento, la nascita di un apparato amministrativo e la trasformazione in edifici pubblici ài numerosi com­plessi ecclesiastici, la costruzione delle ferrovie, l'espansione edilizia.
In sintesi e senza retorica può dirsi, con Gaetano Salvemini, che Quando l'opera della Destra sia esaminata nel quadro delle condizioni sociali italiane, quali erano novant'anni or sono, bisogna riconoscere fran­camente che i Giambi ed Epodi di Carducci resero difficile un equo giu­dizio sulla Destra alla generazione che crebbe sotto l'influenza di quelle opere d'arte, e contribuirono non poco a creare quella inquietezza amara che fu la malattia più perniciosa delle classi intellettuali italiane dopo il Risorgimento .13)
... e le rilevanti difficoltà per ottenerlo.
II tono dimesso di Minghetti è tanto più stupefacente se si considera la complessa situazione nella quale quegli uomini operarono. Non è reto-
milioni, le linee telegrafiche da 990 chilometri a 26.100, il numero degli uffici postali da 335 a 1.565, i telegrammi da 80.000 a 6.800.000, le tramvie da SO a 705 chilo­metri. La politica dello Stato si caratterizza nettamente in questo periodo, come poli­tica di preparazione infrastnitturale dello sviluppo e basti ricordare che la spesa per opere pubbliche rappresenta in questo primo ventennio unitario il 25 del totale degli investimenti fissi interni, mentre nel quindicennio di accentuata espansione in­dustriale che va dal 1900 al 1915 raggiunge appena il 10 del totale (cosi R. RO­MEO, Lo sfato e l'impresa privata nello sviluppo economico italiano, in AA.W., L'industrializzazione in Italia, a cura, di G. Mori, Bologna, il Mulino, 1981, p. 1?7).
Così L. CAFÀGNA, Profilo della storia industriale italiana, ora in Dualismo e sviluppo nella storia d'Italia, Venezia, Marsilio ed., 1989, p. 290. Secondo Tomolo: le stime esistenti concordano neU'attribuire al periodo 1861-1876 una crescita della produzione industriale per abitante vicina all'I per cento. Si tratta di un progresso lento ma non privo di significato soprattutto se considerato alla luce degli andamenti precedenti e seguenti. Si guarda oggi, infatti, da taluni alla crescita di lungo periodo dell'industria italiana come ad un processo di evoluzione di lungo periodo caratteriz­zato da una modesta ma costante accelerazione della crescita della produzione mani­fatturiera (cosi G. TOMOLO, Storia economica dell'Italia liberale, 1850-1918, Bologna, il Mulino, 1988, p. 108).
Così G. SALVEMINI nella prefazione a N. ROSSELLI, L'opera della Destra (1928), per l'edizione apparsa nel 1946 nella Biblioteca di cultura storica Einaudi ora anche in Saggi sul Risorgimento, Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, 1980, con intro­duzione di A. Galante Garrone.