Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia economica. Destra storica. Secolo XIX
anno
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1996
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pagina
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200
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200 Sfarini Marongìu
die fu allora la testa adatta, anche se impopolare. Non finanziere per studi e pratica, divenuto uomo di finanza pubblica per necessità, egli vide chiaramente e chiaramente affermò, con la parola e con fermissima azione, che il vero problema politico d'Italia era quello finanziario e che occorreva affrontare qualsiasi impopolarità pur di salvare il paese dal dissesto economico e dal disonore a cui sarebbe fatalmente seguito il disastro politico; e trascinò dietro a sé tutta la vecchia Destra, uomini di lui assai meno energici come il Minghetti, a sua volta convinto che la breccia ancora aperta nelle finanze fosse quella " per la quale entrano le rivoluzioni col codazzo dell'anarchia e del dispotismo ", e che se ogni giorno aveva il suo affare, l'affare dell'Italia era allora il riordinamento delle finanze, ancor più importante e preoccupante della stessa questione ecclesiastica. Perciò, giustamente l'opinione pubblica vide in lui una forza politica d'assai superiore a quella di un ordinario ministro tecnico, non politico in stretto senso come i due più ambiti dell'Interno e degli Esteri .15)
Ma non è su questi autorevoli e conosciutissimi consensi che intendo richiamare l'attenzione.16*
Mi pare, invece, doveroso osservare che la drammaticità e la urgenza, con le quali fu posto il problema finanziario dai principali protagonisti di questa storia, si comprendono ancora meglio ove si rifletta anche sul fatto che, proprio in quegli anni, e specialmente dopo il 1870, andava mutando radicalmente quello che potremmo chiamare il generale clima europeo.
Terminate le grandi lotte politiche, le nuove generazioni e gli stessi vecchi patrioti e combattenti si davano agli affari; e la concorrenza e la lotta dei mercati, dal canto loro, conferivano a suggerire il primato dell'energia, della forza, della capacità pratica sui motivi etici e razionali .17)
H neoimperialismo del periodo 1875-1914 perché di questo si trattava contrario alla grande comunità spirituale europea lavorava, invece, a dissolvere ogni possibilità di comunità, per lasciar sussistere soltanto la nuova divinità, il singolo Stato lanciato sulla via della conqui
di Cosi F. CHABOD, Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896, I, Le premesse, Bari, Laterza, 1951, p. 500.
M) Ai giudizi di Croce, di Chabod, dì Salvemini, si possono aggiungere quelli, altrettanto positivi, di Jcmolo, di Gramsci, di Giolitti, di Giovarmi e di Giorgio Amendola, di Nello Rosselli, di Spadolini, di Pannunzio.
W Così B. CROCE, Storia d'Europa nel secolo XIX, Bari, Laterza, (1932) 1964, 11* ed., p. 228; al riguardo si vedano anche: G. CAROCCI, L'età dell'imperialismo, Bologna, M Mulino, 1979; F. GAETA, Il nazionalismo italiano, Bari, Laterza, 1981 ed ivi specialmente il capitolo primo Dalla nazionalità al nazionalismo.