Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia economica. Destra storica. Secolo XIX
anno
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1996
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202 Gianni Marongm
quindi di subalternità politica. Occorreva, quindi, accelerare i tempi ma occorreva, anche, fare una precisa scelta sui mezzi con i quali procedere.
Esplicito e non casuale è, al riguardo, il riferimento di Sella alle imposte. Egli fu, infatti, avversario deciso della politica di pubblici prestiti B) emessi a copertura delle necessità del tesoro e volle, invece, che a coprire il disavanzo si procedesse soprattutto con un rigido sistema di imposizioni. E ciò non per mancanza di fantasia finanziaria o povertà di espedienti, come spesso gli si rinfacciò. Anzi: Ho forse bisogno di dire osservò che rialzo del credito significa ribasso nell'interesse del capitale? Ho bisogno di dire quali conseguenze ne risultino per l'agricoltura, per l'industria, per il commercio? Non sa ciascuno che uno dei principali inceppamenti alla nostra produzione è appunto il saggio troppo elevato dell'interesse dei capitali? L'inchiesta industriale che si fa per opera dell'illustre Scialoja non ha forse trovato presso tutti quelli che sono stati interrogati la seguente risposta? Le condizioni di inferiorità dell'industria nell'Italia stanno essenzialmente nel saggio troppo elevato degli interessi .24)
È comprensibile allora che le difficoltà per il rigore fossero numerose e non solo perché l'imporre pesanti imposte non crea simpatie. Ed invero se Sella, e non solo Sella, fu portatore di una consapevole strategia in-dustrialista ,2S) della stessa maggioranza facevano parte uomini e gruppi dalle convinzioni assai più sfumate in materia,261 fino a giungere a quanti ne negavano i possibili sviluppi,27* e, nel paese, operavano forze che le
29 Gli interessi effettivi pagati per i tìtoli del debito pubblico salirono da 6,97 nel 1863 a 7,67 nel 1865 a 9,38 nel 1867, che è Tanno peggiore. Il miglioramento iniziò già nel bilancio 1867-68. È chiaro che nessun investimento produttivo poteva garantire quel reddito.
24> Così il 12 dicembre 1871, in Discorsi parlamentari, cit., voi. Ili, pp. 367-368.
Z9 Sui principali .filoni di cultura industrialista che si manifestarono in Italia prima della fine dell'Ottocento scrive V. Zamagni che se ne possono caratterizzare almeno tre: li populismo solidaristico, il prestigio nazional-economico e l'ideale tecnocratico (cosi in Dalla periferia al centro, Bologna, il Mulino, 1990, p. 136 e sgg.; un a p. 139, uno specifico riferimento a Q. Sella).
2*) Bicordo che l'unita d'Italia ed il programma liberale erano stati propagati e sostenuti fortemente da gruppi legati alla proprietà terriera e alla ricchezza finanziaria.
271 Ne diede una sintesi Carlo De Cesare, il quale durante la discussione per la ratifica del trattato di commercio con la Francia dichiarò: L'Italia è una nazione agricola: non è ancora industriale, comunque i nostri fabbricanti e operai abbiano fatto per taluni articoli cosi notevoli progressi da poter liberamente entrare nella concorrenza europea. Il clima, l'aria, il sole, le campagne d'Italia non credo che ci per-petteranno mai di diventare eminentemente industriali come gli inglesi ed i francesi. Contro la legge di natura si lotta invano .