Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia economica. Destra storica. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <203>
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La politica fiscale della Destra storica 203
erano nettamente avverse. '
Ed ancora. Proprio la scelta dello strumento fiscale acuiva le diffi­coltà ove si pensi che le vecchie classi dominanti, da Roma, dalla Francia, dall'Austria e all'interno stesso del paese minavano la compagine del nuovo Stato riuscendo a mobilitargli contro anche una parte delle masse rurali ; che rappresentavano il nuovo governo come capace solo di prelevare tributi e di dilapidarne il gettito;305 che allo scopo non rifug­givano dalla menzogna;30 che facile era ricordare e mitizzare il lieve pre­lievo fiscale degli Stati preunitari,32* e quindi del regno borbonico, e sottacere, specie negli strati più umili della popolazione, i progressi eco­nomici e sociali del Piemonte e della Lombardia, del Belgio e della Ger­mania, della Francia e dell'Inghilterra; che naturale era, per la generalità dei contribuenti, sentire il peso delle nuove imposte e non altrettanto intendere l'assoluta necessità di investimenti nelle strade e nelle ferrovie, nei porti, nelle poste e nei telegrafi; che, nel 1861, in relazione alle concrete esperienze storiche vissute da almeno metà della popolazione ita­liana sarebbe apparsa triste ironia l'affermazione che " le tasse liberamente votate e conformate al bisogno dello Stato rappresentano l'ordine, la libertà, la giustizia, la sicurezza, la beneficienza, l'esercito, l'armata, l'in­dipendenza, l'onore della patria ";33) che, anche in parte dell'opinione pub-
2 È sufficiente ricordare che, al primo congresso cattolico, tenutosi a Venezia nel 1874 (e ben si sa quanto i cattolici, pur estraniandosi ufficialmente dalla vita politica, contassero nella società civile) furono denunciati tanto la società moderna quanto la rivoluzione liberale che capovolge il rapporto città-campagna a svantaggio delle popolazioni agricole creando la piaga dell'urbanesimo, il vero peccato di Caino .
291 Così E. SERENI, Il capitalismo nelle campagne (1860-1900), Torino, Einaudi, 1947, ora anche in PJB.E., 1980, p. 51.
W Così H. D'IDEVILLE, I Piemontesi a Roma 1867-1870, a cura di G. Artom, Milano, Longanesi, 1974, p. 308.
31) Che cosa hanno dunque fatto i pigmei della rivoluzione italiana dal punto di vista del progresso materiale? Le ferrovie piemontesi e lombardo-veneto esistevano già nel 1859; tutte le altre ferrovie della penisola erano costruite o in avanzata co­struzione, quando gli antichi sovrani sono stati detronizzati; farò eccezione per la rete delle province napoletane che stava per essere data in concessione da Francesco II, ned 1360 [...] (così DIDEVILLE, op. cit.t pp. 306-307).
32) Ricordo che nel 1868 uscirono, a Napoli, Le lettere di un contribuente ad un uomo di Stato, del barone Giacomo Savarese, nelle quali, con stile acre e sde­gnoso, si lodava il tempo passato, si contrapponeva alla spesa di mille milioni quella di cinquecento degli antichi governi nel 1859, si assumeva che mai si sarebbe potuto far fronte a quell'onere onde rivolgendosi all'Italia si diceva: Tu sei debole, po­vera, impotente a pagate; accasciati e sii paga di maledir coloro che ti hanno portato al punto al quale ti trovi.
39 Cosi Cass. Torino, 6 febbraio 1866.