Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia economica. Destra storica. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <205>
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La politica fiscale delta Destra storica 205
con Ì nuovi e consistenti tenori di vita, con i ben diversi (rispetto a più di cent'anni fa) livelli di maturità e di consapevolezza politica e sociale. In sintesi l'invocazione a Sella non deve spaventarci perché non solo non è necessario l' eroismo che fu dei nostri avi, ma neppure ci si chiedono i sacrifici che seppero fare i nostri padri nel secondo dopoguerra per rimettere in carreggiata un paese sconfitto, avvilito, diviso, distrutto, povero. Ci si chiede un pò* di rigore continuo e quotidiano.
Il rigore della Destra storica tra moralità personale e alta qualifi­cazione professionale dei ministri delle Finanze.
E l'invocato rigore lo si può praticare se solo ben si intende quale fu quello selliano . Fa velo all'esatta comprensione dei contri­buti apportati da quel gruppo dirigente che pose i muri maestri del nuovo Stato, la stessa mitica aureola che lo circonda.
Anche chi denuncia lo spietato carattere di classe della politica della Destra e di quella finanziaria in specie riconosce che le classi dominanti italiane non ritroveranno più, in seguito, lo slancio rivoluzio­nario e l'ardimento che caratterizzano, nonostante tutto, la politica della Destra. La stessa onestà e correttezza personale di uomini come il Sella, il Lanza, il Minghetti è un fatto politico che non si ripeterà troppo spesso nella storia italiana e di cui non vogliamo sottovalutare l'impor­tanza ed il significato .39) Ma proprio l'esplicita ed entusiastica esaltazione delle doti morali di quegli uomini ha finito per offuscare la perizia non comune che in specie i Ministri delle finanze dovettero dispiegare per affrontare il vertiginoso aumento delle spese, del disavanzo, del debito.
Certo l'onestà di Sella, di Lanza, di Minghetti, di Ricasoli va riferita innanzitutto alla sfera personale e, vista in prospettiva e riferita all'oggi, è già notazione di non poco conto. Ma fu anche e soprattutto un fatto politico (e lo riconosce lo stesso Sereni) perché quel gruppo dirigente seppe sopportare l'impopolaritàW) delle scelte difficili e dolorose conse­guenti all'obiettivo perseguito e non solo in campo strettamente finan­ziario (si pensi all'antipatia che i Torinesi nutrirono per Minghetti dopo la Convenzione di settembre), non si lasciò tentare dalle sollecitazioni ad abbandonare l'obiettivo del pareggio, a mitigare la durezza dei provvedi­menti necessari. Furono, quindi, onesti nei confronti dell'opinione pub­blica. Ma furono anche tecnicamente bravi (e tra i Ministri delle finanze
W Così E. SERENI, 11 capitalismo nelle campagne, cit., p. 60. *8 Sull'uso di questa locuzione si veda infra. 41) Al riguardo si veda infra.