Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia economica. Destra storica. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <208>
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Gianni Marongiu
nopoli;51) fino al 1876, e per qualche anno ancora, il peso fiscale sui terreni, conteggiando oltre l'imposta erariale anche i centesimi addizionali dovuti ai comuni ed alle province, fu superiore al gettito dell'imposta di ricchezza mobile.52* Quell'ordinamento quindi non solo fu in grado di garantire il pareggio ma anche di redistribuire il relativo onere fra un complesso di tributi diversi per qualità intrinseche ma non eccessivi per numero cosicché il sistema nacque e rimase semplice e di facile lettura53* e ognuno di essi anche il più modesto riuscì ad avere e conservare una effettiva ragione d'essere.545
Constatazione di non poco conto ove si rammenti che Le manife­stazioni della capacità contributiva dei cittadini sono ancora parole di Visco sono limitate riducendosi essenzialmente al reddito, al consumo, alla ricchezza e alle transazioni effettuate, sicché un buon sistema tribu­tario non può esimersi dal distribuire il prelievo in maniera equilibrata su tutte le fonti di capacità contributiva esistente . Coincidenza vuole che, oggi come ieri, sedici siano le più rilevanti imposte erariali ma più significativo era, allora, l'apporto di ciascuna proprio perché non esisteva quello che efficacemente è stato definito l'attuale incredibile ... bestiario fiscale .55)
Altrettanta cura si pose nel proposito di rendere effettiva la volontà della legge attraverso l'adozione di nuovi strumenti specie nell'imposi­zione diretta mobiliare. È sufficiente ricordare la preferenza, iniziale, per il contingente, ritenuto più idoneo ad ottenere dichiarazioni sincere; Pap-plicazione delle ritenute ad un numero via via crescente di redditi, ivi
a> Nell'ultimo quinquennio il gettito delle .prime fu di 2.457 milioni rispetto ai 2.248 milioni delle seconde: si veda amplius F. A. REPACI, La finanza pubblica nel secolo 1861-10, Bologna, Zanichelli, 1962 e per la ulteriore successiva bibliografia G. MARONGIU, Alle radici, cit., specialmente pp. 709-715.
5*) Si vedano gli autori citati alla nota antecedente.
5*) Mi piace constatare osservò Graziani che il nostro ordinamento tri­butario non è così empirico quale si va affermando da molti né presenta una com­plessità o complicazione singolare od ingombrante (così A. GRAZIANI, Il sistema tri­butario italiano, in Riv. del circolo giuridico napoletano, Napoli, 1901, p. 7). Per parte sua uno dei più illustri studiosi tedeschi, il Wagner, nello splendido studio comparativo dedicato alle finanze dei principali paesi, giudicò l'ordinamento tributario italiano un esempio di semplicità rispetto ai sistemi degli Stati tedeschi: si veda J'inanzwissenschaft, Drifter Teil, Spezielle Steuerlehere, Leipzig, 1889, pp. 221-222.
*> Per i dati e per gli equilibri tra le diverse forme di tassazione si veda G. MARONGIU, La politica fiscale, cit., p. 388 sgg.
W Sedici tasse ha scritto Tremanti con riguardo ai dati del 1984 for­niscono cicca il 97 delle entrate. U resto è fornito da un incredibile bestiario fi­scale: da decine e decine di tasse che hanno un costo spesso superiore al gettito, assorbono risorse amministrative meglio utilizzabili per altre tasse, intralciano recono-mia (cosi G. TREMONTI e G. VITALETTI, Le cento tasse degli Italiani, Bologna, il Mulino, 1986, p. 13).