Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia economica. Destra storica. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <209>
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La politica fiscale della Destra storica 209
comprese le rendite del debito pubblico (tassate quando fu introdotta la tassa sul macinato) e il potenziamento dei poteri accertativi. Ed i ri­sultati non mancarono anche per effetto della modernissima legge sulla riscossione dei tributi (1871) che in pochi anni, con il sistema delle esat­torie, annullò gli arretrati.56*
Sono notazioni positive e tanto più dense di significato ove si consi­deri che la mancata (o ritardata) adozione degli strumenti applicativi può costituire una splendida occasione per chi, da un lato, assuma di volere una completa e rigorosa struttura fiscale e dall'altro intenda vanificarne, nel concreto, gli effetti.
In sintesi, neppure il riferimento al rigore della Destra storica può spaventare chi intenda ad esso ispirarsi perché le scelte fiscali dei protagonisti di quella politica tanto poggiavano sulle loro capacità tecni­che. Se quindi può incutere soggezione il ricordo dell'onestà e della correttezza personale , nessun complesso di inferiorità dovrebbe, di con­tro, avere la nostra generazione sul versante della preparazione tecnica. Non v'è, infatti, persona che abbia un minimo di responsabilità della quale non si lodi l'alta professionalità ; e non v'è problema che non sia affrontato con un adeguato approccio tecnico . Ed allora, in attesa del ritorno anche dell'onestà, si potrebbero utilizzare questi approcci di cui il paese si dice ricco.
L' impopolarità della politica fiscale della "Destra tra l' amore non cercato e la stima ottenuta.
Neppure la locuzione impopolare che così spesso si accompagna a quella politica fiscale può sgomentare chi abbia una qualche razionalità e un minimo di ambizione. Certamente noi ricordava il Luzzatti in una lettera agli elettori di Oderzo del 6 novembre 1876 con la ricchezza mobile al tredici per cento inquietammo le classi borghesi e ricche; le ecclesiastiche colTincameramento dei beni della Chiesa; col ma­cinato e col ciazio consumo abbiamo vessato le classi povere; affondammo ie tradizioni vivaci delle autonomie comunali con l'avocazione allo Stato di molti balzelli locali; e per ultimo, colla tassa sulla circolazione dei biglietti di banca [...], con quella sui contratti di borsa e colla proposta delle ferrovie di Stato, ci suscitammo contro persino la milizia discipli­nata dei banchieri e degli uomini d'affari [...] mentre se si considerino i governi nella storia, è manifesto che ognuno di loro ha risparmiato, adu­lato e protetto qualche ordine di cittadini, per trovare un solido punto d'appoggio .57)
) Si veda alle note 94 e 95.
s7) Così L. LUZZATTI, Memorie, Bologna, 1935, voi. T, p. 500.