Rassegna storica del Risorgimento
1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno
<
1921
>
pagina
<
342
>
343 Ottorino Montenovesi
Anche a Fossombrone, dove non erano di stanza che 8 volontari, per mantenere aperte le comunicazioni ctìn Pano, fu mandato, dietro istanza del governatore di Senigallia, un rinforzo di 28 uomini, fra carabinieri e volontari, -si fece perlustrare da una pattuglia di cacciatori, guidata da un carabiniere, lo stradale di Cattolica, mentre altre pattuglie vigilavano Gradara e dintorni. '-"
A Pesaro finalmente, si concentrarono le varie brigate di carabinieri, distaccamenti e colonna mobile della provincia, e a Senigallia, le brigate di Mondolfo e di Filetto, armandosi, per di più, due compagnie di volontari, e disponendosi, fuori di porta Kiinini, un corpo di guardia con un ispettore politico, per la verifica dei passaporti.
In tutti i luoghi che, in seguito agli accennati provvedimenti, vennero a trovarsi sguarniti di carabinieri, la tutela dell'ordine fu affidata ai soliti volontari, del cui mantenimento dovettero occuparsi i rispettivi municipi.
H cattivo esito della tentata rivoluzione rese mutile il piano strategico elaborato dal colonnello Freddi, al quale, a Savignano, dove si trovava, si presentò una deputazione, inviata dalla magistratura riminese, e composta del capitano Massini e del dottor Salvatore Romagnoli, pei* avvertirlo che l'ordine e la calma erano ritornati nella città. Di tale deputazione faceva parte anche il tenente Bedini, da noi più volte ricordato.
La marcia su Bimini si cambiò quindi in una passeggiata autunnale, e quando vi furono entrati, ai pontifìcii non rimase ehe racimolare le armi abbandonate, 300 fucili in tutto, (1) e fare prigionieri i dragoni e i fucilieri che avevano defezionato, e che, rinchiusi prima nella caserma di S. Marino, furono poi, sotto scorta, inviati in Ancona, dove alcuni, sul finire di novembre, si ammutinarono ancora, minacciando, coi mattoni tolti dal letto, il custode e i secondini.
Uno spiacevole incidente, che poteva riuscirgli fatale, toccò al Freddi, mentre, la mattina del 28, prima di entrare in Bimini, transitava in carrozza per il borgo S. Giuliano: fu cioè preso di mira col fucile," vicino a porta Bologna, da un tale Luigi Bor-
(1) Con successiva ordinanza, si fece obbligo ai cittadini dì consegnare le armi ohe si trovassero a possedere.