Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia economica. Destra storica. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <212>
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Gianni Màroftgm
è nulla disse Sella ai suoi elettori di Cossato il 29 ottobre 1865 ma non sono nulla i principi di riordinamento delle finanze che rappre­sento ed io ho visto voi, o signori, eleggermi con maggiore unanimità di suffragio di ciò che è stato accordato a coloro che cercarono di eccitare contro di me Pavversione per le nuove tasse che stavo studiando .69} E la stima l'hanno conseguita, a tale punto70) che, in ogni successiva gene­razione non è mancato chi, da posizioni autorevoli, ad essi si è riferito ed ispirato7l) anche in anni a noi più vicini.79
E la stima si tradusse allora in un vero e proprio consenso politico come ben sa chi non dimentica che di fronte alla creazione dello Stato unitario stavano sì forze nuove ma anche forze vecchie. Oltre ai liberali moderati ed alla minoranza di democratici di sinistra, v'era tutta una schiera come ho detto di indifferenti, di ostili, di conservatori, di legittimisti che pure occorreva inserire nel nuovo ordine: i riottosi, i vinti delle varie gradazioni che avevano un loro peso, un peso che occor-
W Così Q. SELLA in Discorsi parlamentari, cit., voi. V, p. 853.
" P. Gobetti accomunando nel giudizio Cavour e Sella ha scritto: Cavour, educatore e diplomatico, ha trovato l'adesione del popolo senza corromperlo. Parago­nato con gli uomini politici che lo seguirono, tranne Sella, appare di un'altra razza: per Depretis e per lo stesso Giolitti, che pure ha mente di uomo di Stato, il giusto termine di paragone non è Cavour, ma Rattazzi, modello di equilibrismo, di equivoco e di demagogia (così P. GOBETTI, La rivoluzione liberale. Saggi sulla lotta politica in Italia (1924), n. ed. a cura di E. Alessandrone Perona, Torino, Einaudi, 1983, P. 23).
71) Giovanni Amendola, in un discorso pronunciato a Sala Consilina il 1 otto­bre 1922 disse tra l'altro: Nei giorni immediatamente successivi alla guerra, cui par­tecipammo fedelmente con lo spirito e con le opere, noi intravedemmo la salute del­l'Italia in una conclusione rapida della pace, in un piano di smobilitazione immediata della macchina guerresca e di immediata ripresa produttiva e nell'affermazione dell'au­torità dello Stato, chiamata a regolare la smobilitazione ed a presiedere alla ricostru­zione. Verità? Errore? Illusione? Lasciamo ormai il giudizio ai figli ed ai nipoti. Ma per una strana inversione di parti, su cui la storia dirà un giorno la sua parola, spettò a noi una funzione che fu definita di sinistra ed era quella medesima cui Ca­vour e la Destra storica adempirono nei giorni del Risorgimento [...] (così in Una battaglia liberale, P. Gobetti editore, Torino, 1924, p. 163).
Altri, a proposito degli Amici del Mondo , ha scritto: Il progetto d'una terza forza laica nasceva, nella mente di Pannunzio, di Carandini, di Paggi e di tutti gli amici della sinistra liberale, da una necessità logica e quasi meccanica: tra due grandi forze contrapposte ed entrambe costituzionalmente clericali, occorreva evocar un altro protagonista che le bilanciasse e che fosse depositario dei valori della laicità e del senso dello Stato. Lo Stato, la classe generale al di sopra delle corporazioni e delle consorterie, 11 partito degli onesti e dei lungimiranti, la buona amministrazione, Silvio Spaventa, Quintino Sella, Marco Minghetti: questi erano i punti di riferimento di quella famiglia che aveva per la vecchia destra storica una vera e propria reve-lenza e un'assoluta consonanza di sentire (cosi E. SCALFARI, La sera andavamo in via Veneto, Milano, Mondadori, 1986, p. 81).
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