Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia economica. Destra storica. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <213>
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La politica fiscale della Destra storica 213
reva mediare. Orbene, se la Sinistra riuscì a trasformare Popposizione di consistenti strati della popolazione contro lo Stato unitario in un'opposi­zione contro il governo, è altrettanto vero che la Destra storica, nel diffi­cile compito di rinnovare e conservare insieme, riuscì, ad avvicinare al nuovo Stato forze che erano ostili o in disparte.
Ma ai di là delle valutazioni, positive o negative, che i contempo­ranei espressero sulla politica della Destra, quel giudizio di impopolarità non ne coglie la sua oggettiva valenza per più motivi. In primo luogo, il continuo, inesorabile, consistente aumento del prelievo tributario dai 2.212 milioni del quinquennio 1862-66, salì ai 3.509 del quinquennio 1867-71 ed ancora ai 4.705 del quinquennio 1872-76 non si risolse in un mero fiscalismo perché fu essenziale per evitare che il disavanzo pubblico ponesse vincoli insuperabili allo sviluppo, perché intenzionale fu la scelta a favore di misure che liberassero all'interno del paese risorse importanti per gli investimenti produttivi, perché voluta e perseguita fu la progressiva riduzione dell'indebitamento netto verso il resto del mondo.
Inoltre quel ceto dirigente se anche non fu amato (e non lo volle) fu sempre stimato perché la sua cosiddetta impopolarità non fu certa­mente a senso unico. Esso ebbe precisa la consapevolezza che l'Italia fu per tanti secoli serva e divisa e che in un'ora si può perdere tutto .73) Un profondo malcontento all'interno può, specialmente in giorni di pe­ricolo, avere conseguenze più letali di quelle che potrebbe originare la prepotenza straniera. Uno Stato antico sarà come lastra di ferro da cui si strappa un pezzo senza romperla, uno Stato nuovo può essere una fra­gile lastra di vetro da cui nulla si toglie senza mandarla in frantumi .
Da questa consapevolezza nacquero le scelte effettuate. Lo dimostrano ancora una volta tutti i provvedimenti fiscali adottati e se ne trova con­ferma nei dati quantitativi sopra ricordati e commentati.
Quel ceto dirigente ebbe la coerenza e la forza di imporre le dure scelte fiscali a sé e ai governati, 2 élite e alle masse.75) Esso tenne per sé la regola per la quale i rappresentanti [...] non possono fare una legge che non sia allo stesso modo operativa sia per loro stessi e i loro amici, ossia per tutta la società .76) Una scelta siffatta, una impopola-
3 Così Q. SELLA àgli elettori di Biolio il 18 ottobre 1874, in Discorsi parla­mentari, àt., voi. V, p. 874.
w> Ivi, p. 875.
TO Che una maggioranza, solo perché tale, abbia diritto di applicare ad una minoranza una norma che non estende a se stessa, è una violazione di un principio molto più fondamentale della democrazia, ufi principio su cui si giustifica la democra­zia stessa (cosi F.A. HAYEK, La società Ubera, Firenze, Vallecchi, 1969, p. 353),
76) Così J. MADISON, in Federalista n. LVII, a cura di M. Beloff, Oxford, 1948, p. 294, il quale ha soggiunto: Si è sempre ritenuto che questo sia uno dei più