Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia economica. Destra storica. Secolo XIX
anno
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1996
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pagina
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215
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La politica fiscale della Destra storica 215
l'indifferenza e l'ignavia, indusse ad interrogarsi sulla congruità dei fini e dei mezzi e quindi, in buona sostanza, innescò il processo di politicizzazione sempre più largo del paese e l'avvio all'ingresso di strati più vasti e profondi nella vita dello Stato,81) Certo le masse restarono estranee al ceto dirigente. Ma in tanto questi ampi strati e gruppi sociali diventarono essi stessi Italia in quanto incominciarono a reagire a questa azione del centro dandosi, a poco a poco, una coordinazione nazionale.
Grande opera*' quella della Destra realizzata con severa umiltà, misura e perseveranza. Opera di una élite, certamente,*3* che peraltro ottenne lo scopo perseguito non solo perché fu tenacemente impopolare o, come altri ha autorevolmente scritto, quasi ossessiva ed eroica.
Il successo arrise a quell'opera perché quel gruppo dirigente e soprattutto Minghetti e Sella,84* ma non soli,89 ebbero fermo il convincimento,
*9 Rispetto .poi alle tasse di leggieri si comprende come spontanea sorga nei contribuenti la brama di conoscere in che modo ì proventi loro si spendano; e dal libero sindacato dei bilanci è facile il trapasso a voler deliberare e stanziare in anticipazione le entrate e le uscite (così M. MINGHETTI, Velia economia pubblica e delle sue attinenze colla morale e col diritto, cit., parte quinta). Sella, nel presentare il progetto di legge sull'imposta di ricchezza mobile, scrisse: L'evidenza logica di questo modo di imporre è collegata ad effetti di un'altra sfera, ai quali un Governo non può essere indifferente, e fra i quali primo di tutti è la moralizzazione politica delle masse che, al cospetto di quella equità inesorabile da cui nasce e con cui viene a ripartirsi sensibilmente una tassa sui redditi, imparano la pratica dei loro obblighi verso lo Stato, smettono a poco a poco le loro ordinarie antipatie verso il fisco e si avvezzano, senza avvedersene, a soccorrerlo, invece di subirlo come un flagello. La materia finanziaria scrìsse Ricasoli a Minghetti il 6 gennaio 1875 entra ogni giorno di piò nella meditazione e nei costumi del paese (in Carteggi di h. Ricasoli, Roma, 1978, voi. 28, p. 360).
83) H coraggio con cui la Destra seppe allora, anche fra le sue divisioni, essere unanime nell'affrontare ogni impopolarità, pur di salvare quelli che essa credeva, e che erano di fatto, i veri interessi, il decoro d'Italia, le comunicarono non solo la forza di vivere e di governare, ma ne rialzarono il carattere morale, le dettero un merito che la storia non potrà mai dimenticare, che gli onesti non potranno mai disconoscere (P. VILLA-RI, Le lettere meridionali e altri scritti sulla questione sociale in Italia, Firenze, 1878, 2a ed. riv. 1885, p. 130).
ì Nei primi decenni dopo il 1860, la legittimità del nuovo regime italiano era, più che altro, un atto di fede, di speranza, di volontà delle minoranze nazionali. Ogni anno che passava, senza che quel regime si sfaciasse, era un titolo nuovo di legittimità. Ma bisognava evitare che quel regime si sfaciasse. E non si sfasciò (così G. SALVEMINI, FU l'Italia prefascista una democrazia?, in II Ponte, 1952).
M) Non a caso Jemolo, attento, come si deve, ai .problemi della gestione delle risorse e del quotidiano buon governo , riconobbe a Sella senso politico finissimo ed altrettanto fine il senso dell'amministrazione (così A.C. JEMOLO, Chiesa e Stato, cit., p. 226),
tó> Riccio, ricordando l'opera di Silvio Spaventa, ministro dei Lavori pubblici nel ministero Minghetti dal 1873 al 1876, scrisse: È notevole il tono di sicurezza, di