Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia economica. Destra storica. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <216>
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Gianni Marongiu
e di conseguenza si comportarono, che, per ben governare, è indispensa­bile una razionale ed efficiente amministrazione, professionalmente prepa­rata, astretta ai nuovi principi dello Stato di diritto, libera da condiziona­menti politici che consenta, però, alla politica di poggiare su solide basi. Il compito non era facile perché la componente piemontese della bu­rocrazia, onesta e rigida, provocava forti reazioni regionali di antipiemon-tesismo mentre i nuovi elementi, reclutati o assorbiti per intelaiare l'am­ministrazione nazionale, spesso vi introducevano spiriti corrotti o abitudini di rilassamento.86* Ci si pose all'opera e a quella burocrazia anche finan­ziaria della quale si lamentava l'esuberanza (e non solo per ragioni di costo) si tentò di dare una migliore organizzazione territoriale e fun­zionale. Ne costituisce esempio la costituzione, nel 1869 (quando ministro delle finanze era Cambray-Digny), delle Intendenze di finanza in ogni capoluogo di provincia.810 Distinte in quattro classi a seconda dell'impor-
austerità severa e coscienziosa che portò neU'amministrazione. I funzionari si senti­vano sorretti e spronati sotto la direzione di quest'uomo cosi intelligente, severo, la­borioso che li puniva, occorrendo, ma che ugualmente li incoraggiava e difendeva. E soggiunse: Neu'amTninistrare, le questioni politiche erano scomparse interamente. Guardava obiettivamente ai bisogni delle varie regioni, poco curando il colore politico dei loro rappresentanti (così in S. SPAVENTA, Lettere politiche (1861-1893), a cura di G. CASTELLANO, Bari, Laterza, 1926, pp. 127-128).
9 Gladstone a proposito del governo del Borbone e della sua eredità scrisse: Ci sono stati numerosi impiegati della vecchia amministrazione che è stato neces­sario conservare, e con loro molti alti burocrati, la cui educazione si era compiute in una atmosfera di prevalente immoralità di costumi e in un ambiente privo di spirito pubblico e di dignità; peggio ancora, erano stati allevati e cresciuti sotto un regime che aborriva e proscriveva nella maniera più assoluta quella libertà di discussione e d'informazione alla quale poco sopra ho assegnato un valore così inestimabile (così W.E. GLADSTONE, Italy in 1888-1889, in The Nineteenth Century, 1889, pp. 763-780, riprodotto da E. RAGIONIERI, Italia giudicata, 1861-1945, Bari, Laterza, 1969, p. 135 e sgg. e specialmente p. 144).
OT) Minghettì, nello splendido discorso con cui il 14 febbraio 1863 espose alla Camera dei deputati la situazione finanziaria, sottolineò la necessità di diminuire la quantità trabocchevole di impiegati {Benissimo! a sinistra) armonizzando maggiormente gli uffici pubblici tra loro e con le prefetture, imperocché l'autonomia di tutti gli uffici pubblici amministrativi mi sembra, oltre a tutti gli altri inconvenienti, avere an­che quello di un dispendio sovrabbondante, oltretutto sproporzionato al bisogno del-l'amministrazione (così in Discorsi parlamentari, cit., voi. II, pp. 88-90). Non so quanto la denuncia fosse fondata in relazione alle complesse esigenze del nuovo Stato (i pubblici dipendenti erano circa cinquantamila, secondo Casscse), ma sta di fatto che non solo il costo preoccupava Minghettì (ivi): La burocrazia odierna, o signori, è una forma del socialismo. Quel socialismo che la borghesia ha tanto paventato tre lustri or sono, quando si presentava sanguinoso e lurido sulle piazze, essa lo ha accolto ed accarezzato quando le parve uno strumento di ordine pubblico e d'ingerenza governativa (segni di approvazione dalla sinistra e dal centro) .
**> Così il r. d. 26 settembre 1869, n. 5286: si veda a commento E. CAPACCIÓLI, La nascita delle intendenze di finanza, in Rivista di diritto finanziario e scienza delle finanze, I (1972), p. 425 e sgg.