Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia economica. Destra storica. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <220>
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220 Gianni Marongiu
Costituzione,* il pareggio del bilancio pubblico su base annua fu inteso e voluto come la garanzia della correttezza e della trasparenza della ge­stione della cosa pubblica. Si poteva, quindi, anche non riuscire nell'in­tento di pareggiare i conti dello Stato, ma la cosa sarebbe stata conside­rata non solo e non tanto alla stregua di un obiettivo mancato ma di una regola violata.
Non so se quel gruppo dirigente ne ebbe la consapevolezza ma certa­mente si comportò come se la regola costituzionale sovraordinata esistesse. E ognuno sa quanto importante sia darsi delle regole e seguirle.
Quegli anni, quindi, trovano titolo al nostro ricordo non solo nella presa di Roma o nel pareggio e in altrettante cose degnissime e utilissime, ma ormai lontane. È il modo che si tenne per governare il paese e ren­derlo capace di raggiungere quei grandi risultati a superare le caduche circostanze esterne e a non perdere la sua freschissima attualità.
Certo, oggi, è impensabile che si possa ricostituire quella moralità fiscale vittoriana, quell'insieme di norme di comportamento che imposero una rigida adesione al pareggio del bilancio. Di qui le sempre più diffuse istanze volte alla introduzione di vincoli a livello costi nazionale.103) Quei vincoli che gli uomini della Destra tennero fermissimi, liberi, come fu­rono, dall'illusione dello Stato onniscente e benevolo e consapevoli, l'ho ricordato, che il governo è formato da uomini non diversi dagli altri uo­mini, sicché non ha fondamento credere nella paterna sollecitudine dello Stato .
Non è certo questa la sede per disaminare se fu di tanti o di pochi (ed in quale misura) il convincimento che il dinamismo di una società è una ricchezza per la comunità tutta.104) Sta di fatto che* quella politica,
,02> Ricordo che allorquando, il 24 ottobre 1946, la seconda sottocommissione dell'Assemblea costituente prese in esame l'ultimo comma dell'art. 81 della Costitu­zione, Luigi Einaudi disse che esso costituisce il baluardo rigoroso ed efficace vo­luto dal legislatore allo scopo di impedire che si facciano nuove o maggiori spese alla leggera, senza avere prima provveduto alle relative entrate. Tesi che venne ap­poggiata dall'ori. Vanoni, il quale precisò che la norma è una garanzia della ten­denza al pareggio del bilancio e che è opportuno che anche dal punto di vista giuri­dico il principio sia presente sempre alla mente di coloro che propongono spese nuove: il Governo deve avere ila preoccupazione che il bilancio sia in pareggio, e la stessa esigenza non può essere trascurata da una qualsiasi forza che si agiti nel paese e che avanzi proposte che importino maggiori oneri finanziari : al riguardo si vedano G. MARONGIU, I fondamenti costituzionali dell'imposizione tributaria. Profili storici e giu­ridici, Torino, Giappichelli, 1991, p. 73 e sgg.; A. MARTINO, Noi e il fìsco, Porde­none, E. Studio Tesi, 1987, p. 167 e sgg,; F. ROMANI, Regole costituzionali e poli­tica economica: il principio del pareggio del bilancio, in La Costituzione fiscale e monetaria, Roma, Crea, 1983, p. 79 e sgg.
103> SI veda la bibliografia citata alla nota antecedente.
UH) Su L'Opinione del 20 febbraio 1878, Dina, ripigliando la campagna per la