Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia economica. Destra storica. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <221>
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La politica fiscale della Destra storica 221
volta al pareggio, fu, in concreto, l'espressione del grande rispetto che quel ceto dirigente ebbe per la società civile intera, e la manifestazione di un ulteriore profilo del suo rigore che è stato poco evidenziato e, soggiungo, non sarà mai sufficientemente lodato. Non solo rispetto per il proprio elettorato che vide attuarsi i programmi annunciati. Ma anche e soprattutto per gli avversari politici e quindi per l'opinione pubblica che costoro rappresentavano. E ciò sotto due distinti profili.
In primo luogo per la celerità con la quale la politica di risana­mento fu condotta da quando, nel 1872, Sella annunciò che il pareggio sarebbe stato raggiunto. La può apprezzare chi, in presenza di situazioni ugualmente pesanti e drammatiche, ha visto l'annunciata politica del ri­gore dissolversi in continui e ripetuti annunci, prediche, messaggi e qual­che modesto provvedimento logorandosi in una routine nella quale sono stati annunciati come successi mere misure di contenimento del peggio.
Il secondo profilo attiene alla libertà che la politica di rigore con­cesse agli eventuali iterlocutori-oppositori di quella politica. Non avrebbe avuto nessun senso appellarsi (come si fece a Sinistra) al paese reale che esigeva (si diceva) anche una politica fiscale diversa se il paese legale non avesse fatto fino in fondo il proprio dovere, se, cioè, in tempi brevi, non avesse raggiunto il promesso pareggio.
In altre parole, la polemica della Sinistra si appalesava tanto meno un orpello verbale quanto più la Destra si dava da fare per realizzare il proprio programma. Lo sanno bene quanti oggi vorrebbero magari una politica fiscale più giusta e non riescono, non possono tecnicamente pro­porre alternative strutturali perché mentre il convoglio marcia verso il (sospirato da anni) risanamento non sembra possibile rinunciare al più modesto tributo, al più ingiusto fardello, perché, si dice, nello stato di necessità in cui ci si trova... tutto serve. Ebbene, Sella e Minghetti che tanto tassarono i loro coetani, che tanto chiesero anche ai ceti cui indu­bitabilmente appartenevano, mostrarono un gran rispetto per i loro avver­sari politici e per le generazioni future.
Depretis, Cairoli, Crispi, la Sinistra, con il bilancio in pareggio fecero o avrebbero potuto fare ciò che volevano. Potevano scegliere la via di una maggiore giustizia sociale e lo fecero riducendo gradualmente e poi abolendo l'imposta sul macinato. Preoccupati del benessere dei tanti che, in Italia, nel 1876, stentavano la vita avrebbero potuto incrementare le spese per gli investimenti in infrastrutture ed in opere per i più deboli:
formazione del nuovo partito che avrebbe dovuto chiamarsi Il partito nazionale li­berale , scriveva, tra l'altro: La politica nostra non è di conquiste all'estero, aven­done troppo da fare nell'interno. E sono tutte conquiste liberali, sia nell'individuo che nella società. A noi importa di abituare i cittadini a governarsi da sé, ad aver poco o .punto bisogno dei ministri, dei segretari generali, dei direttori generali, -per le loro faccende private, per gli interessi delle province e dei comuni .