Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <223>
immagine non disponibile

RASSEGNE E DISCUSSIONI
ZONE OSCURE NELLA VICENDA DEI FRATELLI BANDIERA
Sull'impresa dei fratelli Bandiera gravano, per quanto attiene agli scopi e ai moventi, alcune ombre che forse non saranno mai dissipate. Attorno alla vicenda e ai suoi protagonisti esiste infatti un clima di ambi­guità e di incertezza, che rende difficile oltrepassare l'insieme delle appa­renze per cogliere dietro di esse qualcosa di concreto in grado di dare a tutta l'operazione una connotazione diversa da quella di un'autentica, an­che se nobile, follia. E che questo qualcosa, di cui non si è voluto o potuto parlare, esista, potrebbe essere provato da un passo di una lettera che Attilio inviò il 2 luglio del '44 dalla prigione di Cosenza al Mini­stro di polizia del Regno di Napoli, il marchese Saverio Del Carretto, per chiedergli un colloquio: Impetro [...] un abboccamento con V.E., dal quale potrete rilevare il vero stato delle cose patrie e conseguente­mente arguire che la nostra risoluzione non fu così pazza, come può a prima vista apparire [...] .1}
Ma procediamo con ordine, cominciando dai progetti per una spedi­zione sulle coste italiane, presi in considerazione dai due fratelli tra il maggio e il giugno del '44. Si tratta di tre diversi piani, inframmezzati e preceduti da momenti di crisi, dovuti a sfiducia e soprattutto a man­canza di mezzi, per cui talvolta Attilio pensò seriamente di abbandonare ogni proposito per cercare un impiego per sé, per Paolo Mariani (il suo attendente che lo aveva seguito nella diserzione), per il fratello e per Domenico Moro.2*
Un primo progetto, che rimase in vita sino ai primi di maggio, prevedeva uno sbarco sulle coste della Maremma laziale, sbarco che sa­rebbe stato preceduto, per ragioni organizzative, da una sosta in Corsica.
J> In RICCARDO PIERANTONI, Storia dei fratelli Bandiera e loro compagni in Ca­labria, Milano, 1909, p. 431.
2) L'idea di recarsi a Londra o a Parigi per cercarvi un impiego è già presente nella -lettera inviata il 28 marzo del '44 da Sira al barone Ramon de Los Erolles (cfcr. PIERANTONI, op. cit., p. 185). A questo proposito si vedano anche la lettera di Atti­lio da Corra ad Antonio Morandi del 21 maggio (cr. GIUSEPPE SILINGARDI, Lettere di Attilio ed Emilio Bandiera al generale Antonio Morandi, in Rivista storica del Risorgimento italiano, I, 1895, pp. 284-294, p. 290) e quella alla madre, senza data, ma della fine di maggio, sempre da Confà (in PIERANTONI, op. cit., p. 283).