Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <226>
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Giovanni Pillimm
Dunque continui e rapidi mutamenti dei progetti: l'8 giugno era an­cora vivo il piano di recarsi ad Ancona, 1*11 veniva invece presa la deci­sione di partire per la Calabria. Tutti questi cambiamenti però non furono forse dovuti solo alla mancanza di denaro o alla smania di agire, ma di­pesero anche da incertezze circa gli scopi della spedizione e gli eventuali sostegni su cui essa poteva contare. Comunque Londra e Vienna erano informate che qualcosa si stava preparando. Le lettere che Mazzini rice­veva nel suo esilio londinese, fra le quali c'erano quelle dei Bandiera,11* vennero intercettate ed aperte, fra il 1 marzo e il 3 giugno del '44, dagli Inglesi, che informarono i governi austriaco e napoletano di quanto, con­tenuto in esse, poteva interessarli.12) Inoltre a Corfù i consoli dell'Austria, del Regno delle Due Sicilie e del Regno di Sardegna (quest'ultimo ope-j ante anche a nome dello Stato pontificio) tenevano sotto controllo il gruppo degli esuli e, quando seppero della partenza della spedizione, chiesero a lord Seaton, governatore delle Isole Ionie, di inviare una nave per inter­cettarla. Lord Seaton rifiutò e acconsentì solo a che fosse inviato ad Otranto un messo per avvertire il governo napoletano che l'impresa dei Bandiera era in atto.13)
Ma che cosa aveva spinto i Bandiera a partire per la Calabria? Non certo solo il fatto che Giuseppe Miller, un affiliato alla Giovine Italia che si era arricchito con la mercatura a Corfù e che partirà con loro, aveva sovvenzionato il passaggio marittimo. Evidentemente c'era stato qual­cosa in precedenza che aveva contribuito a presentare come realizzabile ed opportuna l'impresa. Attilio era fuggito da Smirne alla fine di febbraio e aveva raggiunto Sira, nelle Cicladi, trattenendovisi per la quarantena, pre­vista per chi proveniva dall'Asia Minore. Il 9 aprile era ad Atene e il 28 dello stesso mese giungeva a Corfù, dove già si trovava il fratello. La fuga era quindi durata due mesi. Durante questo lasso di tempo Atti-
*9 Le lettere inviate dai Bandiera a Mazzini durante il periodo soggetto ad in­tercettazione sono per lo meno sei. Non è da escludere ve ne fossero altre, mai recapitate a Mazzini. Accenni alla spedizione in Calabria sono contenuti nelle lettere del 10 e del 21 maggio. Sulla disputa riguardante la violazione della corrispondenza diretta a Mazzini si vedano i dibattiti ;ala Camera dei Comuni e a quella dei Lords riportati in SEI, XXVI, pp. 331-502. Per le successive polemiche suscitate da Tre-velyan cfr. MAURO STRAM ACCI, La vera storia dei fratelli Bandiera, Roma, 1993, pp. 141-142.
B) Il direttore del People's Journal, in una nota esplicativa ad un passo di un articolo di Mazzini pubblicato nello stesso giornale, The martyrs for italian Li­berty (in SEI, XXXIV, Imola, 1922, pp. 27-48) del 31 marzo 1846 accenna chiara­mente alle informazioni riguardanti i Bandiera passate da lord Aberdeen all'Ausala (p. 42).
13) Cfr. Mazzini a Giuseppe Ricciardi a Parigi, 4 luglio 1844 (SEI, XXVI, p. 222; PIERANTONI, op. cit., pp. 345-346). Per tutto questo e anche per l'atteggiamento inglese in generale si vedano gli Atti della Camera dei Lords del 27 febbraio 1845 in SEI, XXVI, pp. 317-331.