Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno
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1996
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pagina
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229
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Zone oscure nella vicenda dei jratelli Bandiera 229
che il trono d'Italia per Ferdinando II non era impresa così chimerica e temeraria come ad un osservatore superficiale poteva sembrare.19' Il 17 luglio, nel corso del processo, Attilio inviava una terza lettera al sovrano, in cui accennava all'esistenza di segreti importantissimi, che potevano essere rivelati solo a voce al re o a un suo fidato ministro:
[...] credo [...] mio dovere, prima di terminare questa mia esistenza, di ripetere che devo render noti alla Maestà Vostra segreti del più grave interesse che, nonché la tranquillità di tutta l'Italia, riguardano pure da vicino la personale preziosa sicurezza della Maestà Vostra. Trattandosi di cose delicatissime ed entranti nella sfera della più alta diplomazia di qualcuno tra i Governi Europei, io non posso affidarle ad uno scritto e quindi per prestare quest'ultimo servizio alla Vostra Maestà ed alla mia Patria non posso che verbalmente comunicarle alla Maestà Vostra od a qualcuno dei suoi immediati ministri.20*
Questa esigenza di comunicare al re importanti segreti viene ribadita anche nel già citato memoriale redatto da Attilio per i suoi difensori:
Sì, io debbo comunicare al Re dei segreti della più alta importanza, segreti che, in mancanza di lui, soltanto ad un suo immediato ministro potrei verbalmente comunicare. Verbalmente e non già in iscritto, perché son troppo delicati per poter essere affidati alla penna [...] in queste comunicazioni, oltre della salute del Re, è confusa eziandio quella di tutta Italia e di altre regioni.21*
Che cosa può aver spinto Attilio a rivolgersi al sovrano, al Ministro di Polizia e ai suoi difensori con lettere di questo tenore? Per quanto riguarda la dichiarazione di aver creduto che il re fosse d'accordo con i rivoltosi calabresi, potrebbe trattarsi di un tentativo di giustificare il proprio operato allo scopo di ottenere clemenza. Ma potrebbe anche costituire un tentativo di blandire il sovrano, facendogli balenare la possibilità di ricavare reali vantaggi, qualora si fosse messo alla testa di un movimento di liberazione. In questo caso ci troveremmo di fronte ad una forma di possibilismo, di matrice carbonara, non diversa da quella presente nella famosa missiva di Mazzini a Carlo Alberto.
Ma le lettere aprono un capitolo più inquietante in questa misteriosa vicenda ed è quello riguardante i segreti di cui Attilio sarebbe stato depositario e che egli, data la loro gravità, voleva rivelare di persona e solo
J9> In PIER ANTONI, op. cit., p. 431. 20) Ivi, pp. 434-415. 2 Ivi, pp. 435-436.