Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno
<
1996
>
pagina
<
230
>
230
Giovanni PHlinim
oralmente al re o a un suo fidato ministro. Esistevano veramente questi segreti o si trattava di un miserevole espediente di Attilio per allontanare da sé e dai suoi compagni lo spettro della fucilazione? Esiste per caso un segreto di tipo massonico in tutta l'operazione condotta dai Bandiera?
Sono interrogativi, ai quali non è possibile dare una risposta certa. Tuttavia non si può escludere che le parole di Attilio celassero qualcosa di vero. Infatti nella posizione in cui si trovava il Bandiera, sarebbe assurdo pensare che egli mentisse, in quanto, se il re o il Del Carretto gli avessero concesso l'udienza che egli desiderava, sarebbe stato assai strano e controproducente che egli si presentasse al loro cospetto senza aver nulla da dire. A quale scopo si sarebbe inventato segreti inesistenti, la cui falsità, con suo danno, poteva essere facilmente dimostrata?
Quindi qualcosa di vero ci doveva essere dietro le parole di Attilio, qualcosa che poteva dimostrare che l'impresa tentata non era appunto una pura follia. Era una carta estrema, che Attilio, considerandola vincente, intendeva giocare; ma era anche una mossa pericolosa, poiché, se Ì segreti ci fossero veramente stati e il re, essendone consapevole, temesse venissero propalati o semplicemente conosciuti da altri, allora ci sarebbe stata una buona ragione non solo per non ricevere il Bandiera, ma anche per tappargli la bocca per sempre che è proprio quello che avvenne.
Tutto questo ci porta a sospettare che la spedizione dei Bandiera, pur con tutte le ingenuità, le improvvisazioni e le incertezze che la caratterizzarono, non fosse qualcosa di campato in aria. Essa va inquadrata in una atmosfera di forte tensione presente nella politica italiana ed europea di quegli anni. L'indebolimento della potenza asburgica, perseguito attraverso la destabilizzazione dell'assetto italiano, col contributo delle forze liberali, delle cospirazioni e di quant'altro potesse provocare un'alterazione dello status quo, non apparteneva certo al mondo dei sogni. La Francia e la Russia ne prendevano in considerazione la possibilità, l'Inghilterra era attenta ai possibili vantaggi che gliene potevano derivare. Per i principi italiani inoltre l'aspirazione ad ingrandimenti territoriali, raggiungibili per le stesse vie e con gli stessi mezzi, rientrava nei loro progetti, tanto ambiziosi quanto tortuosi. Era stato così nel '20-'21 e nel '31 e lo sarà nel '48. Calcoli sbagliati, certo, ma non per questo meno reali.
Le voci di una possibile apertura liberale di Ferdinando II esistevano ed è per questo che Mazzini, di fronte al tragico epilogo della spedizione dei Bandiera, aveva pensato che esse fossero state sparse ad arte per attirare i due fratelli in una trappola. È una spiegazione post eventum, che non tiene conto del fatto che il possibilismo del re di Napoli poteva aver alimentato l'illusione di un'intesa fra il trono e l'insurrezione.
Nel '44 comunque i tempi non erano maturi e, se un principe aveva pensato di ricavare vantaggi dal diffondersi di sommovimenti provocati da sette, si era poi dovuto accorgere che l'Austria era ben decisa ad impedirlo. Non per nulla, proprio in coincidenza con le trame dei Bandiera, ma non solo per esse, Vienna aveva provveduto, temendo un'azione di