Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Archivistica
anno <1996>   pagina <249>
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Libri e periodici 249
tivamente la fase finale del processo di secolarizzazione delle confraternite, al­meno da quelle laicali, identificate con un pizzico di semplificazione, come delle pure e semplici società di assistenza, e quindi, sottoposte, secondo gli stilemi giuiisdizionalisti, al quasi esclusivo controllo dello Stato.
È vero che il Concordato del 1741 può essere più facilmente accusato di bigottismo che di manifeste velleità secolarizzanti; è indubbio, tuttavia, che il rigido controllo statale imposto a realtà fondamentalmente religiose, i cui atti rivolti all'esercizio della beneficenza e della pubblica assistenza restano pur sempre espressioni profonde di esigenze religiose, è servito a dirigere la legi­slazione e la prassi governativa verso una scarsa considerazione dei valori reli­giosi fondanti e, quindi, in prospettiva, ad abolirli come radici culturali e ideali.
La letteratura giuridica sulle confraternite, pressoché sterminata, stabilisce da se stessa una linea di ricerca, parziale, ma certo interessante. Questa pista di ricerca si è arricchita, nei tempi attuali, della percezione della forte inci­denza esercitata dalle confraternite nella vita delle comunità attraverso la pra­tica della solidarietà più o meno intensa, più o meno disinteressata.
Il libro di Tommaso Nardella si potrebbe anche leggere come un racconto popolare la cui trama, abbastanza scontata, si svolge fra personaggi dai cognomi conosciuti, se non fosse per quella forza che in questa, come nelle altre con­fraternite, si intuisce viva e vitale nonostante i palesi sforzi che lo stato bor­bonico e l'organizzazione ecclesiastica profondono per inglobarla in rigidi schemi burocratici che non sanno andare oltre il controllo diffidente e privo di fantasia. Questa forza consiste nella coscienza del proprio valore religioso e della propria dignità di uomini liberi e pensanti del popolo cristiano che nella libera e religiosa associazione trova un luogo privilegiato e totale di espressione. La si direbbe orgogliosa, ma è la semplice affermazione del proprio essere figli di Dio.
Il lavoro di Tommaso Nardella rifugge, tuttavia, dalle facili mitizzazioni: di fronte a situazioni particolari, anche la confraternita si rivela inadeguata a difendere gli aderenti dalla tentazione del potere e del denaro. Si coglie qua e là un senso di disagio di fronte alle difficoltà. Il verbale del 20 dicembre 1831 (p. 17) rivela situazioni non del tutto puntualizzate dalla vita della con­fraternita: la cappella dell'Addolorata è già di proprietà deU'arciconfraternita, o la famiglia Iannacone si è limitata a cedere in perpetuo lo Jus di usarne come cappella propria alla neonata confraternita? Se dal punto di vista giuridico la questione non è affatto chiara, almeno dal punto di vista dei documenti, da quello morale, è piuttosto evidente il gioco delle parti sul filo di un'afferma­zione di diritto che non si sa bene se vantata o millantata.
Affiora poi qua e là nella vicenda, anche con preoccupante frequenza, un'altra verità: spesso l'autonomia organizzativa e amministrativa, vantata senza mezzi termini di fronte all'autorità ecclesiastica, tentata anche di fronte a quella civile, celava pure e semplici operazioni di potere: priorati che si prolungano oltre misura con la vecchia tecnica dell'acclamazione; opere di carità a volte pelose; interpretazioni favorevoli degli atti di fondazione; l'ondeggiare, alla ricerca della parte più favorevole, fra la giurisdizione ecclesiastica e quella ci­vile; il ricorso ai faccendieri di dubbia moralità per ottenere il rescritto reale con il quale il sodalizio sammarchese, da Confraternita , veniva elevata ad Ar-ciconfraternita senza che la dichiarazione si giustificasse con altra motivazione al di fuori della semplice operazione di immagine, ovverosia, di propaganda spendibile in un futuro più o meno immediato dagli attuali dirigenti. L'opera­zione compiuta nel 1838 costò ai confratelli un piccolo patrimonio: 350 ducati!
Non è piccola cosa, quindi, per San Marco in Lamis il libro di Tommaso Nardella a cui, speriamo, segua la pubblicazione degli statuti settecenteschi della