Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Archivistica
anno <1996>   pagina <250>
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Libri e periodici
confraternita del Carmine e quelli ottocenteschi della confraternita di Santa Maria Bambina, già acquisiti all'esame degli studiosi. A questo proposito si rivela utilissimo il libro del Nardella il quale nella parte iconografica ha indi­cato una vera e propria pista di ricerca: l'elenco ottocentesco di tutte le chiese e cappelle del comune garganico.
MARIO VILLANI
FRANCESCO PAOLO D'ORSOGNA, Lanciano e i D'Avalos nel 1730. Breve storia della città nel Mezzogiorno feudale; Chieti Scalo, Vecchio Faggio Editore, 1994, in 8, pp. 48. L. 10.000.
Francesco Paolo D'Orsogna con questa pubblicazione incrementa i suoi meriti nei riguardi della sua terra natale, del cui passato egli è un attento studioso. Oltre a pregevoli contributi nel settore del giornalismo, D'Orsogna ha dedicato un bel libro al brigantaggio nel distretto di Lanciano e un altro volume agli scritti storici di Gerardo Berenga, uno degli esponenti della classe dirigente lancianese tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento.
Quest'ultimo lavoro ha riacceso un interesse per un personaggio che ha lasciato un'impronta incancellabile nello sviluppo urbanistico della Città (si veda quanto ha scritto recentemente Alfredo Sabella sulla Rivista Abruzzese di E. Giancristofaro).
Sono libri caratterizzati da limpidità di linguaggio e, perciò, di agevole impatto come dimostra il fatto che hanno raggiunto presto una larga massa di lettori.
Qui Francesco Paolo D'Orsogna si occupa di un momento negativo della storia di Lanciano: la sua fine di città demaniale e la sua subordinazione ai D'Avalos. Le città hanno come gli individui periodi favorevoli e fasi di cattiva sorte, tempi eroici e tempi di viltà e di pigrizia morale. Nel Settecento Lanciano attraversò una fase di grave decadenza, da cui si riebbe verso la fine del se­colo per la presenza di una classe intellettuale che guardò con simpatia agli ideali della Rivoluzione francese.
D'Orsogna ripercorre le tappe di questa decadenza, che determinò la per­dita dell'autonomia, nonostante che i più consapevoli capissero che bisognava resi­stere per testare in demanio. La città non lottò per impedire quello che lo sto­rico Rosario Villari chiama l'inserimento parassitario del potere baronale nel complesso dell'attività produttiva . La perdita della demanialità rappresenta l'inizio di un grave regresso economico e civile. L'evento più infausto di que­sta progressiva infeudazione si sviluppò nel 1730. Questa è la parte più im­portante e avvincente della ricerca del D'Orsogna, che si sofferma nella rievo­cazione della pittoresca cerimonia della presa di possesso da parte del nuovo padrone su ordine del Viceré di Napoli.
L'insediamento del rappresentante del marchese si svolge il 7 febbraio nel Palazzo della Cancelleria, ove si tengono i consigli con larga partecipazione di notabili . Assai umilianti risultano gli atti imposti ai rappresentanti della città nei confronti del nuovo padrone, anche se i quattro Magnifici lancia-nesi dicono di non voler rinunciare ai privilegi della città . Questa pro­testa non viene accolta. Il corteo si sposta poi al Palazzo baronale di Lancia-