Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Archivistica
anno <1996>   pagina <254>
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254 Libri e periodici
A prima vista si potrebbe pensare che anche il libro di Marina Formica sia da collocare in questa collezione, ma, in realtà, esso va ben oltre.
Nella Introduzione Marina Formica, quasi si scusa di trattare ancora una volta della Repubblica Romana del 1798-99, dopo gli studi di Dufourcq, di Giuntella, di De Felice, ma il suo non è un inutile doppione o una superflua ripetizione di cose già maestralmente dette, ma un completamento di quegli studi che allarga l'indagine ad altri campi più complessi e ancora sconosciuti.
È sì la vita a Roma quella che ci mostra Marina Formica, ma non la vita del privato, ebreo o trasteverino, nobile o plebeo, giacobino o papalino che si voglia, ma, soprattutto, la vita di quelle che si suol chiamare le isti­tuzioni.
Per ciò questo libro è un libro difficile da recensire, perché non ha un solo tema da proporre, ma molti e diversi tra loro così che non si può scor­porarne una sola parte e approfondirla, poiché se ciò si facesse si perderebbe di vista l'insieme. È come se, volendo giudicare un quadro di Bruegel, lo si facesse prendendo in esame un solo piccolo particolare.
Ma quale è la Roma che il libro ci invita a visitare?
Non certo quella profumata di alcova che ci fa intravedere Casanova, o quella libertina e galante del Bandirli, e nemmeno quella della Curia romana che la satira impietosa del Sertor ci mostra, dissacrandola, durante l'episodio culminante del Conclave. È una Roma diversa: più cupa, forse, meno infioc­chettata e luccicante, ma certamente più nuova.
Un evento, a mio modo di vedere è quello che caratterizza sopra ogni altro, la nuova Repubblica: la fine del potere temporale del Papa. Sarà un evento di breve durata, ma i suoi effetti si faranno sentire nei tempi che verranno e il 20 settembre, in definitiva, non è che la consacrazione di quanto il Popolo sovrano di Roma aveva dettato nell'Atto che dava vita alla nuova Repubblica.
Ora, noi sappiamo molto della Roma in cui il Papa domina da sovrano terreno, poco o nulla della Roma in cui il sovrano è il popolo. E questo, appunto ci narra Marina Formica. Dai monasteri e conventi alle case patrizie la nuova storia si snoda attraverso una ricostruzione minuta, ma quanto mai precisa. Nei conventi, come scrive il Sala vecchi ormai impotenti, uomini di pochissime tavole, se non anche del tutto ignoranti, giovani dissipati e bene spesso scandalosi, occupavano le stanze . Né migliore era la situazione dei monasteri; è sempre il Sala che parla: Bisogna pur persuaderci che fra le monache ve ne sono parecchie religiose solo di nome [...] per la inosservanza della regola, per la frequenza dei parlatori, per la cattiva scelta dei Confes­sori. La repubblica risolse il problema in modo drastico: soppresse conventi e monasteri anche se non accolse la tesi di Paolo Baccini che voleva trasfe­rirli fuori di Roma trasformando le antiche sedi in abitazioni private.
E se non in abitazioni private, certo con destinazione che non era quella originaria, si trasformarono i palazzi principeschi in cui gli ufficiali francesi con la burbanza degli antichi Galli la facevano da padroni.
Ma non è tanto sulle vecchie strutture architettoniche che si sofferma Marina Formica, quanto sulle nuove strutture burocratiche quelle che forni­rono tanti spunti alla allegra satira di Pasquino.
Ma, come ho detto, è impossibile seguire passo passo il libro di Marina Formica perché l'affresco si anima e si riveste di figure e caratteri che i soli titoli richiamano alla memoria. Chi non ricorda i sonetti del Belli sulle armi