Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Archivistica
anno
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1996
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pagina
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257
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Libri e periodici 257
Zaghi ai margini della società le forze democratiche, radicali e progressiste liberate dalla Rivoluzione e dall'esercito, e costruire in Lombardia un nuovo potere con l'appoggio dei vecchi residui dell'illuminismo, del moderatismo e del conservatorismo italiano, legare la Cisalpina con catene di ferro onde impedirle ogni movimento e qualsiasi gesto senza il preventivo assenso di Parigi, e farne nel contempo uno strumento della sua politica in Europa, togliendole ogni possibilità di uscire dagli stretti confini entro cui intendeva rinchiuderla: questo il senso di un'operazione chirurgica e ideologica insieme , In altri termini il Direttorio mira a fare della Cisalpina e del resto della penisola una riserva di caccia per il governo francese, onde attingere uomini e mezzi per gli esclusivi interessi e bisogni della Francia. Onde imporre la sua linea non esita ad intervenire pesantemente con autentici colpi di stato: cinque nella sola Gsalpina, due nella Romana e nella Ligure, uno in quella Napoletana. In definitiva una violenza continua, brutale, che doveva far dimenticare le libertà concesse da Bonaparte e ricordare a tutti che la Cisalpina era una colonia della Francia direttoriale .
Detto questo, il discorso non si esaurisce certo qui. Perché questa tesi nel libro viene riportata con una dovizia di particolari e un'abbondanza di fonti bibliografiche e archivistiche da lasciare veramente impressionati. Non siamo solo di fronte all'assidua, intelligente frequentazione di uno studioso con un argomento prefissato, siamo di fronte ad una serietà e ad un impegno davvero non comuni. Del resto Zaghi in tutti i suoi scritti ha sempre mostrato una conoscenza delle fonti (edite e inedite) come forse nessun altro studioso del periodo. Tutto questo gli deriva certamente dalla giovanile frequentazione della Scuola storica romana, particolarmente attenta all'uso e alla divulgazione delle fonti, ma anche da una sua precisa convinzione: solo una sistematica, puntuale esplorazione di tutto il materiale di ogni ordine e grado, tenendo presenti non soltanto i più conosciuti archivi statali, regionali e comunali, ma anche quelli ecclesiastici, notarili, catastali, sanitari, giudiziari, militari, economici potrà infatti, secondo Zaghi, definitivamente permettere di affermare quello che rappresenta il filo conduttore di tutti i suoi contributi: l'importanza del ruolo svolto dalla Rivoluzione francese nella spinta propulsiva del Risorgimento e dell'Italia moderna .
Ma dalla lettura de II Direttorio francese e la Repubblica cisalpina emergono anche altri non meno significativi punti che qui possiamo solo elencare, ma che converrà tenere ben presenti nelle future querelles storiografiche. In primo luogo l'apparentamento del termine giacobino con quello di democratico tout court e soprattutto l'affermazione che i termini giacobino e giacobinismo , troppo sovente utilizzati per abbracciare tutti i protagonisti del Triennio, andrebbero adeguatamente impiegati solo per quella parte politica che realmente si ispirò a principi unitari e democratici, escludendo dunque moderati e conservatori; poi il definitivo riconoscimento della centralità di Buonarroti nella formazione e nello sviluppo del pensiero democratico e giacobino italiano, tesi certo non attribuibile al solo Zaghi (si pensi agli studi della Onnis o di Saitta) ma che l'autore ha il merito di proporre in forma nuova e più artico* lata; la convinzione, infine, che molti giacobini italiani erano autentici uomini nuovi , non necessariamente dunque legati alla stagione illuministica né, tanto meno, a quella riformistica (o, se lo furono, se ne distaccarono ben presto, poco convinti della validità di quell'esperienza sul piano politico, sociale e religioso).