Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Archivistica
anno
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1996
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pagina
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259
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Libri e periodici 259
Tra queste, Bartolomeo Prato, direttore, durante il conflitto carlista, di due giornali di Madrid, El Patriota e El Hablador. Il primo, quotidiano del pomeriggio, che nella sua prima epoca di pubblicazione (1836-1839) recava significativamente per sottotitolo Diàrio del orden, de la libertad y del credito pùblico (p. 161) sollevò aspre polemiche e fu tacciato dalla stampa reazionaria di giacobinismo . Accuse destituite di fondamento: in realtà aveva messo in guardia dai pericoli di modifica costituzionale che potevano provocare una diversa collocazione della reggenza trasformandola in un regime quasi repubblicano (p. 162). Né vanno taciute le attività di altri, più noti personaggi. Dai Balbo (di cui si vedano, in particolare, le pagine 76-77, 83 e 85 dove si riportano le analisi di Prospero, lucidissime, sulla situazione interna spagnola e i primi passi di Cesare diplomatico e studioso di quella guerra d'indipendenza che in parte contribuirà a renderlo famoso) a Borso di Carminati; da Carlo Bianco a Misley; da Manfredo Fanti ai Cialdini e ai Durando, ecc. in un efficace affresco di generazioni diverse protagoniste dell'Ottocento europeo e mondiale. Si prenda il caso degli esuli compromessi nei moti del 1820-1821, come Pepe, Pecchio o Provana, nomi che non sono però che pochi esempi di un vasto fenomeno, che non ebbe eguali in altre epoche del Risorgimento né per l'entità numerica né per la compattezza e la forza attrattiva della mèta cui i profughi tendevano. Si apriva così conclude Mugnaini un nuovo capitolo dei rapporti italo-spagnoli, che avrebbe visto gli esuli svolgete un importante ruolo di partecipazione e intercambio nelle esperienze politiche reciproche dei due Paesi (p. 99). Ma che cosa spingeva i nostri esuli, e prendiamo ancora ad esempio i cospiratori del '21, a tuffarsi così generosamente nella lotta politica di Spagna (e non solo), nonostante le difficili, dure condizioni ambientali e pratiche? La loro partecipazione organizzata spiega lo studioso aveva [...] un significato che travalicava il momento e il luogo nel quale si svolgeva. L'idea di fondo che li sorreggeva era quella di poter in qualche modo influire nella politica italiana. Era questo lo scopo che muoveva Guglielmo Pepe nei suoi contatti con l'ambasciatore spagnolo a Londra, Onis, per tentare di organizzare uno sbarco sulle coste dell'Italia meridionale tentando di coinvolgere anche i patrioti sudamericani o eventualmente portoghesi e che spingeva Bianco ad organizzare un battaglione di italiani in Catalogna (p. 108). Insomma, il tentativo iberico di organizzare un'Internazionale liberale e democratica costituiva l'embrione della coscienza politica nazionale destinata a svilupparsi nei decenni successivi {ibidem).
Nell'ultimo capitolo, l'Autore tratteggia un'efficace sintesi di storia della storiografìa dal Settecento ai giorni nostri, cogliendo, tra l'altro, l'occasione per instaurare un parallelo tra esigenze di ricerca e analisi e contingenze politiche (si vedano le pagine 260-261, 267-272).
Impietosa (finalmente!) la demolizione di alcuni luoghi comuni come quello dtH'Espana diferente: Da una disamina pur sommaria delle relazioni italo-spagnole tra il 1814 e il 1870 scrive l'Autore , e dei loro riflessi sul piano storiografico, si può anzitutto notare che esce confermata la mancanza di fondamento scientifico del luogo comune Espana diferente, che anche in questo caso risulta schematica e superficiale. Questa constatazione non deve spingere a disconoscere l'originalità della storia spagnola. Ma la pretesa diversità della Spagna spiega Mugnaini rispetto al panorama politico europeo non ha [...] seri fondamenti. Essa si riduce soltanto a un mito culturale con caratteristiche però di persistenza e che si è trasformato talvolta in un paradigma e in un cliché utilizzato anche in ambito storiografico (pp. 21-22). Insomma, la Spagna si è spesso trasformata in comodo veicolo di evasione dalla storia per malti intellettuali (p. 23). Una puntualizzazione che ben si