Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Archivistica
anno <1996>   pagina <263>
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Libri e periodici
II taglio scelto dagli autori è quello di lasciar parlare i documenti, in questo caso gli articoli dei giornalisti dell'epoca, intervenendo solo per inqua­drare e collegare i brani tra loro e per esprimere, laddove opportuno, sintetici
giudizi.
Questo saggio conferma una volta di più Pinteresse e l'importanza del­l'analisi dei testi giornalistici, utilissimi, oltre che come fonte in sé, soprat­tutto per interpretare e rendere vivi il clima, le sensazioni, gli ambiti ideali di un fatto, di un'epoca e dei suoi protagonisti.
ROBERTO CICALA
GIOVANNA ANGELINI, La cometa rossa. Internazionalismo e Quarto Stato: Enrico Bignami e La Plebe, 1868-1875; Milano, Franco Angeli, 1994, in 8, pp. 241. L. 38.000.
In tre anni hanno visto le stampe altrettanti volumi dedicati a Enrico Bignami: l'antologia, curata da Alberto Cavaglion, di Coenobium, rivista dal­l'antico garibaldino pubblicata dal 1906 al 1919 (su cui v. Rassegna storica del Risorgimento, a. LXXX, 1993, pp. 272-274); il profilo tracciatone di Giulia Carazzali (su cui v. ibid., pp. 558-559) e l'antologia della Plebe della quale ci occupiamo nella presente sede.
Dopo aver studiato Giovanni Bovio (1981) ed il cognato di Bignami, il mantovano Osvaldo Gnocchi-Viani (1987-1989), Giovanna Angelini, docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Uni­versità di Pavia, prosegue, attraverso l'analisi dell'esperienza lodigiana della Plebe, la sua esplorazione delle radici del socialismo italiano.
La Angelini afferma che, diversamente da quanto sostenne Nello Rosselli in Mazzini e Bakunin (di cui ella utilizza l'edizione del 1967), sin dal 1868 apparve chiaro che La Plebe non andava affatto confusa coi numerosi fogli repubblicani e mazziniani coevi, ma si inseriva nel concerto della stampa democratica nazionale con un timbro sostanzialmente nuovo (p. 11).
Durissima nei confronti non solo della Sinistra moderata di Antonio Mor-dini e di Angelo Bargoni, ma anche dell'ala radicale capeggiata da Agostino Bertani, Antonio Billia e Andrea Ghinosi, La Plebe secondo la Angelini da un lato non si caratterizzò nell'ambito delle forze progressiste come * ala garibaldina * , come invece asserì nel 1955 Stefano Merli (p. 17); da un altro non confluì nei mazziniani puri alla Maurizio Quadrio e alla Vincenzo Brusco-Onnis, ma si collocò alla sinistra dell'apostolo, dando vita a una corrente di " democrazia socialista ", destinata a convergere con il socialismo internaziona­lista, pur portandovi l'inconfondibile impronta dell'originaria ascendenza mazzi­niana (p. 19); da un altro ancora non persegui un'opera di diffusione del pensiero marxiano, come scrisse Giulio Trevisani (1949) e ripeterono Teresa Musei (1953) e Mario Spagnoletti (1992).
Alla Musei, cui l'impianto ideologico della Plebe apparve debole, ed a Claudio Giovanriini (1984) e Nunzio Dell'Erba (1990), che vi scorsero un certo qual pressapochismo , la Angelini replica che di fronte a un'esperienza di grande portata storica come quella della Plebe, che nei suoi quasi sedici anni di vita ha rappresentato un crogiuolo di riflessioni teoriche preziose e decisive
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