Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Archivistica
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1996
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pagina
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266
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266 Libri e periodici
italo-tedeschi dei primi anni settanta [che] furono sostanzialmente determinati dal Ktdturkampf, ed in questo senso la crisi della " guerra in vista * costituì l'apice del contrasto delineatosi già dalla censura del 1870-71 (p. 53 sgg.). Questo Kulturkampf internazionale (passim) fu in sostanza un problema italo-tedesco. Nelle prime settanta pagine l'autore offre un panorama molto denso, perfettamente scritto e saggiamente composto, sui fondamenti della nuova politica estera italiana, dei rapporti fra Stato e Chiesa in Italia, della questione romana , della nascita e dello sviluppo del Kulturkampf in Prussia e delle sue ripercussioni sulla politica estera tedesca. Con il capitolo C l'esposizione si fa molto ampia e dettagliata. La corrispondenza diplomatica, quasi interamente a disposizione, permette di ripercorrere la crisi del febbraio-maggio 1875 in tutte le più piccole ramificazioni.
Se ne può concludere che la politica romana nei confronti delle pressioni bismarckiane, sostenne le proprie posizioni con avvedutezza e fermezza. La sopravvivenza di uno Stato unitario italiano rimase anche negli anni settanta un interesse fondamentale della politica tedesca. Perciò tutte le minacce tedesche di restaurazione di uno Stato della Chiesa rimasero di natura prettamente tattica. Alla fine della crisi la Consulta potè darsi un'ottima pagella. L'Italia era l'unica potenza considerata quasi completamente degna di stima [...]. L'Italia si era conquistata la sua ragion d'essere come membro di un sistema di dati (p. 420).
JENS PETERSEN
FULVIO CONTI, I notabili e la macchina della politica. Politicizzazione e trasformismo fra Toscana e Romagna nell'età liberale. Prefazione di ALESSANDRO GALANTE GARRONE; Manduria - Bari - Roma, Piero Lacaita editore, 1994, in 8, pp. 266. L. 25.000.
Nonostante i pareri contrari, sempre più insistenti, la storia sul periodo risorgimentale e sul periodo unitario, grazie a lavori come questo di Fulvio Conti, si dimostra non una confraternita di vecchi cultori di patrie memorie e di eroi ingialliti, ma fertile palestra di studi per gli sbocchi e gli sviluppi sia politici sia partitici del XX secolo. In questa sede ed in questa prospettiva ha torto Montale nella poesia sulla Storia: La storia non si snoda / come una catena / di anelli ininterrotta / In ogni caso / molti anelli non tengono ...
Gli anelli tengono e con certezza consentono abbia continuità un processo evolutivo e di maturazione, provato su ambito locale fiorentino, pieno di luci e di ombre, di incertezze e di momenti di stasi, mai comunque superflui.
Il volume segue l'iter biografico, senza mai scadere nell'enfasi e nell'agiografia, di Diego Martelli, il critico d'arte più qualificato nel secolo, massone, dalle posizioni politiche oscillanti tra l'estrema radicale e la socialista, tanto da essere definito da Conti privo di una lucida coerenza e di un'omogenea ispirazione ideologica . Viene ricostruita, con centrati e misurati richiami alla realtà nazionale e al quadro generale, la metamorfosi della lotta politica nell'ambiente compreso tra Firenze, il Valdarno, il Mugello, la Val di Sieve e la Romagna toscana.
Galante Garrone nella prefazione osserva che quello delle scanzonate invettive era per Martelli il modo di esprimere lo sdegno per la fiacchezza indulgente di tanti sedicenti democratici e rileva il forte fastidio provocato per la